Addio a Umberto Lenzi, grande autore del cinema italiano

Si è spento a 86 anni nell’ospedale Grassi di Ostia, dove è stato trasportato dalla casa di riposo Villa Verde, il regista toscano Umberto Lenzi, protagonista della stagione dei cosiddetti poliziotteschi italiani.

Lenzi, nato a Massa Marittima (Grosseto), una laurea in giurisprudenza, diploma al Centro sperimentale, amore ed erudizione nella storia moderna, nella sua carriera lunga sessanta film ha spaziato tra film bellici, pirateschi, giallo erotici, cannibalici, horror. Avrebbe forse preferito un cinema politico, alla Pasolini, come dimostra il suo corto d’esordio al Centro Sperimentale, Ragazzi di Trastevere, ma scivolo’ da subito nel cinema di genere, divenendo uno dei registi più noti nel panorama internazionale, particolarmente apprezzato da Quentin Tarantino.

Fra le sue opere più note Milano odia: La polizia non può sparare, Roma a mano armata e Napoli violenta.

Come rivelò a Repubblica in un’intervista esclusiva, le sue grandi passioni erano i gialli e la storia moderna e contemporanea:

“Gialli e film di guerra. Sono appassionato di storia contemporanea, ho una biblioteca straordinaria. Film come Il grande attacco, sulla conferenza Churchill-Roosvelt-De Gaulle del ’43 e Contro quattro bandiere sono proiettati ai convegni in tutto il mondo”.

Negli ultimi anni Lenzi si era anche cimentato con la scrittura, dedicandosi alla stesura di molti romanzi con il plauso della critica: “Sono gialli legati a set di film famosi durante la Seconda guerra mondiale, pubblicati da Coniglio Editore: Delitti a Cinecittà, Terrore ad Harlem, Morte al cinevillaggio, Scalera di sangue  fra i più popolari. Giancarlo De Cataldo mi ha confessato che per Romanzo criminale si è ispirato a Milano odia: la polizia non può sparare”.

M.Valentina Colasuonno