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Marina Ripa di Meana: “Quando avevo 13 anni un tale al cinema mi ha messo il pene sul collo…”

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La confessione” è un format realizzato da ‘Loft Produzioni’ per Discovery Italia, in cui il giornalista Peter Gomez, ‘IlFattoQuotidiano”, intervista personaggi discussi della politica, dell’imprenditoria, dello spettacolo e dello sport che hanno fatto della trasgressione una delle cifre della loro vita.

Questa volta è il turno di Marina Ripa di Meana che parla delle molestie subite durante la sua carriera e non, a causa del suo aspetto fisico.

Ragazze, ma quando eravate piccole, la mamma non vi ha mai detto “non accettare caramelle dalle persone che non conosci?” E nemmeno da quelle che conosci, aggiungo io. Non vi ha mai avvertito che a volte anche il principe azzurro può diventare l’ uomo nero? Ragazze, io vi credo, vi capisco, sono dalla vostra parte ma adesso basta, mettiamo fine a questa slavina di accuse che sta diventando grottesca! Così non si va da nessuna parte, così si rischia di affondare in una ridicola caccia alle streghe (o meglio agli orchi). Evitiamo di entrare in quella che sta ormai diventando un’ assurda catena di montaggio. Ora che l’onda del movimento “me too” ha lambito anche Bruxelles, ora che sappiamo che non solo le attrici ma anche le parlamentari europee subiscono molestie dai colleghi maschi, cerchiamo di ottenere risultati concreti, chiediamo nuove misure legali efficaci, chiediamo che il limite per la denuncia di abusi sessuali non sia di soli sei mesi. Evitiamo però che diventino venti anni, altrimenti si finisce solo per sfogliare un inutile e ridicolo album dei ricordi.

Seguite l’istinto, ribellatevi, urlate, scalciate, fate qualsiasi cosa, ma basta con questo piagnisteo postumo. E se poi è una questione di carriera, siate orgogliose di non aver mandato giù il rospo.

Quando avevo tredici anni, un giorno al cinema un tale dietro di me mi ha messo il pene sul collo e ha sporcato di sperma il mio bel montgomery giallo con alamari verdi. Sono saltata in piedi, ho urlato, ho fatto il diavolo a quattro finché non hanno riacceso le luci nel cinema. Gli altri spettatori sono insorti, mi hanno dato man forte e mentre quello tentava di scappare lo hanno inseguito, agguantato e consegnato alla polizia. In conclusione, vorrei che i giornali osservassero il silenzio stampa su tutto questo chiacchiericcio, a meno che non si tratti di casi gravi e comprovati. E che i legislatori prendessero misure urgenti e serie. Altrimenti rischiamo che tutto finisca solo in una ridicola barzelletta“.

Mario Barba