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Isis, parla Nadia Murad: “mi hanno presa e trasformata in una loro schiava sessuale”

 

 

 

 

 

 

 

Avere solo 24 anni ed aver già vissuto un’esperienza così devastante da segnare irrimediabilmente la sua vita futura. È questa la triste sorte che è toccata a Nadia Murad, giovane donna yazide che nel 2014- quando aveva solo 21 anni- è stata rapita dalle forze dell’Isis e trasformata in una schiava sessuale. Per fortuna, Nadia è riuscita a sopravvivere a quell’orrore e ha raccontato la sua storia alla stampa ed in un libro intitolato “The Last Girl: My Story of Captivity e My Fight Against the Islamic State”.

Nadia Murad non è la sola giovane donna ad aver subìto questo destino. 7000 donne e ragazze hanno condiviso la sua stessa sorte nel 2014. Nadia è diventata la schiava sessuale di un giudice Isis di alto rango, e si è dovuta abituare ad accettare una vita fatta di stupri e di violenze come se quella fosse la normalità, una vera quotidianità. Nadia ha raccontato che le donne catturate vengono munite di documenti Isis nell’eventualità che tentino di fuggire. Lei ci ha provato e ci è riuscita, dopo un tentativo andato a vuoto. Molte altre donne sono state meno fortunate di lei: sono state riconsegnate all’Isis dalle persone a cui avevano chiesto aiuto.

Non si può non apprezzare e non ammirare il coraggio di Nadia Murad, la quale ha ammesso  che, nonostante non sia facile raccontare la sua storia perché ogni volta è come riviverla, continuerà a raccontare quanto le è accaduto in maniera onesta e concettuale: questa è la sua arma contro il terrorismo e la giovane donna la utilizzerà fino a quando i suoi aguzzini non saranno processati.

Le angherie che la donna ha subìto non sono state soltanto di natura sessuale. Nadia Murad ha raccontato che nel corso della sua prigionia veniva istruita su come venisse forzata a cambiare la sua religione. Ed infatti la comunità yazide abbraccia un credo religioso che si basa sul superamento del dualismo della lotta tra Bene e Male. Secondo gli yazidi, l’angelo peccatore- scaraventato da Dio sulla terra- si sarebbe riscattato con il suo pentimento e avrebbe infine esaudito la volontà di Dio, cancellando il suo peccato.

La comunità non crede, quindi, nell’esistenza né dell’inferno né del male. Il loro credo è stato, però, erroneamente interpretato e strumentalizzato anche dai militanti Isis. Si crede che gli yazidi siano adoratori del diavolo e che incarnino il  male. Le donne yazidi non sono certo da meno: sono viste come le prostitute del diavolo e, quindi, meritevoli di divenire schiave sessuali e di essere impiegate nei postriboli degli jihadisti.

Maria Mento