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Strage di Erba, i coniugi Romano chiedono la revisione del processo attraverso prove mai analizzate

 

 

 

 

 

Olindo e Rosa Romano, i coniugi famosi per aver ucciso quattro persone (tra cui un bambino) nel corso di quella che ormai viene conosciuta come “strage di Erba”, si sono presentati presso il Tribunale di Brescia per chiedere che alcune prove mai esaminate vengano ora prese in considerazione.

Il tentativo è chiaro: tramite questa richiesta di incidente probatorio i due, consigliati dai loro legali, sperano di poter ottenere la revisione del loro processo. La Corte di Cassazione, il 3 maggio del 2011, ha confermato la precedente condanna all’ergastolo già pronunciata anche in Corte d’Assise d’Appello di Milano nel 2010 e contro la quale i legali  della coppia avevano presentato ricorso.

Le nuove prove da esaminare sarebbero un accendino e alcune ciocche di capelli. L’avvocato Fabio Schembri si è detto fiducioso e spera che la Corte d’Appello di Brescia possa decidere positivamente in favore di questo incidente probatorio. Per sottolineare le motivazioni che lo inducono a ben sperare, l’avvocato della coppia ha sottolineato che sulla scena del crimine non fu trovato sangue dei coniugi Romano e che invece ne fu trovato di altre persone.

Nella strage, perpetrata l’11 novembre del 2006, vennero brutalmente massacrate 4 persone: Raffaella Castagna, il suo piccolo bimbo Youssef di appena due anni, Paola Galli (la madre di lei) e Valeria Cherubini (una vicina di casa). Una quinta vittima, Mario Frigerio (marito della Cherubini) si salvò grazie ad una malformazione congenita alla carotide: venne colpito ma non morì. Le armi impiegate furono un coltello e una spranga. L’appartamento, subito dopo la strage, venne dato alle fiamme.

Del massacro, poche ore dopo, venne sospettato il marito di Raffaella, il tunisino Azouz Marzouk. L’uomo, con precedenti penali per spaccio, si trovava però nella sua terra natìa e risultò estraneo ai fatti. L’attenzione si spostò subito dopo sui coniugi Rosa e Olindo Romano. Tra le varie versioni dei fatti (alcune poi ritrattate) raccontate dai due agli inquirenti e nelle varie fasi di giudizio venne raccontato anche un dettaglio davvero agghiacciante: i due, che avevano avuto problemi legali con la giovane Raffaella, avrebbero ucciso anche il bambino perché piangeva.

Maria Mento