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Le famiglie degli italiani uccisi a Dacca per la prima volta in Parlamento: ‘I politici ci hanno dimenticato’

Le famiglie dei nove italiani che, a luglio del 2016, sono stati barbaramente trucidati da dei fondamentalisti islamici a Dacca, capitale del Bangladesh, sono arrivate per la prima volta in Parlamento. Il presidente Fabrizio Cicchitto, a capo della Commissione Esteri della Camera, è rimasto colpito per il fatto che queste famiglie siano sempre state ignorate. Ha voluto incontrare le famiglie delle vittime per un pranzo informale e poi assistere all’audizione, il primo vero atto di ascolto per queste famiglie distrutte dal dolore ed ignorate dai media.

E lì, hanno chiesto ai politici di rompere il silenzio sulla morte dei loro cari.
Non chiedono grandi cose, e non chiedono immensi onori. “Per i nostri congiunti, che sono evidentemente morti di serie B, dateci almeno un luogo, una strada, una piazza, una targa. E che sia a Roma, visto che le famiglie sono sparpagliate per l’Italia. Non chiediamo tanto. Solo uno spazio che possa accogliere una piccola statua che ricordi la loro morte e dove noi potremo portare dei fiori”.

Racconta la signora Cristina Rossi, che nell’attentato ha perduto un fratello: “Ci siamo rimasti davvero male questo 1 luglio. Neanche una parola su quanto era accaduto un anno prima. Nè dai media, né dal governo, né dal Parlamento. Ci sono stati vicini i Comuni, qua e là. Tutto qui. Ma è evidente che i nostri famigliari trucidati sono già stati dimenticati”.

Roversi MG.