Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Dell’inchiesta di Buzz Feed, delle fake news e della censura

Dell’inchiesta di Buzz Feed, delle fake news e della censura

Prima l’articolo – inchiesta di Buzz Feed (“One Of The Biggest Alternative Media Networks In Italy Is Spreading Anti-Immigrant News And Misinformation On Facebook”), quindi le parole dell’ex Premier Matteo Renzi: “Dopo una indagine condotta da una testata online sono state oscurate in settimana pagine che avevano un totale di 7 milioni di like. Avete letto bene: 7 milioni di like. Sono numeri da capogiro. I quotidiani italiani – tutti insieme – vendono un decimo di questa cifra. Nessun talk show neanche si avvicina a questi dati. Che significa? Significa che c’è chi inquina in modo scientifico il dibattito politico sul web diffondendo notizie false solo per screditare gli avversari. Noi lo sappiamo bene, perché ne siamo vittima ogni giorno. E ogni giorno che passa si scoprono notizie più inquietanti sulle modalità di diffusione di queste bufale”.

Quello delle fake news, insomma, è stato il tema della settimana.

E, più in assoluto, quello delle fake news è un fenomeno che, diffusosi capillarmente negli ultimi anni (parallelalemente al clickbaiting), deve essere criticato e contrastato.

Nel caso dell’articolo di Buzz Feed (poi ripreso da molteplici realtà italiane), però, non s’è trattato di un j’accuse generico verso le fake news: è stata un’inchiesta volta a criminalizzare una specifica realtà editoriale e un blog e una testata colpevoli – più che della produzione di vere e proprie bufale – di eccessiva spettacolarizzazione della notizia.

Come NewNotizie, abbiamo sempre lottato contro le fake news, pur dovendoci spesso piegare a strategie click bait a livello social (d’altra parte, è necessario che qualcuno ci legga. Lo sanno bene anche i redattori di Buzz Feed, se è vero che tra le notizie più lette del momento ci sono contenuti d’alto livello come “This Quiz Will Reveal What % Dominant And Submissive You Are During Sex” o “21 Things Everyone Has Secretly Done At The Doctor’s Office”) abbiamo – e continuiamo ad avere – una rubrica dedicata al debunking delle bufale e, nel nostro piccolo, cerchiamo sempre di fare ordine nel mare magnum del web.

Ma come diciamo NO alle fake news, diciamo NO alla censura di qualsiasi realtà editoriale.

Non tanto per un sentimento alla Voltaire (non credo personalmente che nel 2.0 sia valido il motto erroneamente attribuito al filosofo francese: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”. Anzi…), quanto per il fatto che questa censura rappresenta l’ennesimo caso di attenzione selettiva da parte di Facebook, pronto a chiudere pagine nel momento in cui finiscono nell’occhio del ciclone (un po’ come accadde con ‘Sesso Droga e Pastorizia’ qualche mese fa) ma tendenzialmente lassista se non sollecitato al controllo.

E le opzioni sono due, in questo caso: o si applica lo stesso rigoroso metro a tutti o non lo si applica a nessuno (come ritengo più giusto sia, poiché non siamo in Corea del Nord. Anche se sotto qualche punto di vista non ci andrebbe nemmeno troppo male…).

Perché il problema non sono – solo – le fake news: il problema è piuttosto la scarsa alfebitizzazione degli utenti e il fatto che non riescano a distinguere una notizia vera da una falsa.

E’ questo che dovrebbe preoccupare i nostri goveranti: il tasso di analfabetismo funzionale più alto d’Europa. O, volendo fare demagogia, il drammatico tasso di disoccupazione giovanile (superiore al 30%).

Perché queste sono emergenze. Non le fake news.

RDV