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Alfredo Mascheroni NON è un pedofilo: quando le fake news rovinano esistenze

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La guerra alla fake news è di moda in questi giorni, in seguito all’inchiesta fatta da ‘Buzzfeed’, ma l’attenzione è stata rivolta principalmente all’impatto che una notizia falsa può avere a livello politico e sociale. Se la notizia in questione riguarda politici o personaggi noti, o si tratta di una notizia di cronaca è piuttosto facile, attraverso una breve ricerca (conferma), trovare la smentita (ci sono diversi siti che si occupano di smascherare false notizie, ed anche noi abbiamo una rubrica apposita).

Cosa succede, però, quando la notizia falsa riguarda una persona comune di cui nulla si conosce e che non ha la possibilità di difendersi? Semplice, la notizia si diffonde a macchia d’olio (meccanismo facilitato dal funzionamento dei social) e la persona colpita da calunnia subisce una gogna sociale e mediatica che può distruggergli la vita senza possibilità di scampo. Questo è accaduto ad Alfredo Mascheroni la cui vita è stata distrutta da una fake news che lo accusava di essere un pedofilo.

A raccontare le conseguenze di questa atroce campagna diffamatoria è lo stesso Alfredo ai microfoni di Radio Cusano Campus durante il programma ‘Legge e giustizia‘: “Una mattina esce una fake news su di me che dice che sarei un pedofilo. Da lì è successo di tutto: scritte sul mio bar, la gente non veniva più, i genitori non mandavano più i figli nella mia attività ed io sono stato costretto a venderla. Pensate che in tutto questo mi sono anche separato con mia moglie”.

Alberto si trova ancora in lotta per riabilitare il suo nome, dopo la denuncia alla polizia postale e l’appoggio ricevuto da alcuni politici (anche la presidente della camera gli ha espresso la sua solidarietà), il ragazzo ha anche cercato l’appoggio di Facebook, ma la pratica è piuttosto complicata: “Facebook non risponde alle leggi dell’Italia e non è tenuto a rispondere alle richieste. Bisognerebbe agire per rogatorie internazionali”. La battaglia legale di Mascheroni, dunque, continua e l’unico aiuto concreto ricevuto è stato quello dei giornali che si occupano di smascherare le bufale.

F.S.