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Dargen D’Amico al Base di Milano per la prima tappa del nuovo tour: è musica con musicisti

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Inizio con due doverose premesse metodologiche.

La prima: sono un fan di Dargen D’Amico. Un fan della prima ora, di quelli che più la fanbase si allarga più si disaffeziona. Per questo motivo, oggi, mi posso definire fan e non groupie. E per questo motivo mi auguro di non essere troppo di parte.

La seconda: avevo già visto Dargen D’Amico live. Era l’estate del 2013, se la memoria non mi inganna (ma la memoria tende ad ingannarmi). La location era il Parco deli Acquedotti a Roma e c’erano Dargen D’Amico, una bandiera NO Tav e una consolle. Ai tempi, rimasi colpito dalla capacità di Dargen di intrattenere e dall’importante presenza di signorine sotto il palco (ai tempi non era così frequente vedere tante esponenti del gentil sesso in un concerto rap. O almeno io non ne avevo mai viste così tante).

In questa occasione – al Base di Milano, nella prima tappa del suo nuovo tour – ho avuto qualche conferma.

Innanzitutto, le signorine. Su alcune centinaia di persone (al mio occhio, ma non sono né gli organizzatori né la questura perciò non saprei dire quanta gente ci fosse esattamente. Non poca), parecchie erano le signorine. E a tutt’ora sono stordito dal profumo dei capelli della bionda davanti a me. A tratti mi sembrava di stare tra gli scaffali di Stradivarius.

Quindi, la enorme capacità di Dargen di intrattenere: in un perenne oscillare tra la malinconia di alcuni testi e del pianoforte e l’ironia del sagace mc (mc? Rapper? Cantautore?), tra il sacro della musica e il profano delle boutade a sfondo sessuale (abbiamo ieri scoperto una nuova categoria pornografica), DD crea una forte connessione col proprio pubblico.

Il pubblico è sicuramente predisposto (non sono l’unico ad essere una potenziale groupie, ad occhio e croce) ma Dargen ci mette del suo, come quando si mette ad offrire vino – il suo vino, ‘Nostalgia Istantanea’ – ai convenuti (creando anche hype per il nuovo prodotto).

Il vino gli farà sempre compagnia durante il concerto, nemmeno fosse un Guccini.

Come Guccini, d’altra parte, Dargen cantautora. A differenza di una gran parte dei rapper (della vecchia e della nuova scuola e della nuovissima scuola, indifferentemnete), Dargen canta proprio, e senza necessità del supporto della propria voce in sottofondo. Ed autora pure (sembra quasi un reading, quando è il momento di ‘Tra la noia e il valzer’).

Dette le conferme, passiamo alle differenze.

Anzi, alla differenza: in questa occasione Dargen D’amico non era da solo, sul palco. Accanto a lui gli ottimi Isabella Turso (con cui ha lavorato all’ultimo album ‘Variazion’. Sul palco non l’avrei mai immaginata così rockstar), al pianoforte, e Diego Maggi, agli altri strumenti (dal mandolino alla diamonica. La diamonica!). Amici personali – come ribadito a più riprese – dell’mc (mc? Rapper? Cantautore?), sono stati dei magnifici compagni di palco.

Ed anche grazie a loro la serata del Base è stata una serata di musica con musicisti.

(Foto di Lorenzo Mannino)