La madre licenziata da Ikea non ci sta: “La mia battaglia continua”

 

“Siamo sempre stati disponibili a concordare le migliori soluzioni per le necessità della lavoratrice che negli ultimi otto mesi ha lavorato meno di 7 giorni al mese, usufruendo di cambi turno e spostamenti orario concordati con i colleghi e la direzione”.
Ikea, ha spiegato con questo comunicato il licenziamento di Marica Ricutti.
Secondo la catena svedese, si è reso “necessario, perché la sua autodeterminazione degli orari di lavoro ha messo in difficoltà i colleghi”. Un comportamento “non tollerabile”, per il colosso svedese che si difende dalle accuse di un atteggiamento “ingiustificabile e ingiusto”, come lo hanno definito i
La donna, ha accusato l’azienda di “poco rispetto e umanità. Ho un figlio di cinque anni che deve seguire delle terapie, il cambio di orario era incompatibile, non potevo accompagnarlo e l’azienda non ha sentito ragioni”.

“Ringrazio tutti. La mia battaglia continua, ci sarò anche io a raccogliere le firme, a cercare di ottenere un dialogo con Ikea che tanto si spende in campagne pro famiglia e poi non riesce a venire incontro a una mamma sola”. Il messaggio di solidarietà è arrivato anche dal segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati che ha deciso di “aderire al presidio promosso per il 5 dicembre, in segno di protesta all’incomprensibile decisione. Bene ha fatto Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati del Pd, a depositare un’interrogazione. Auspichiamo – prosegue – un ripensamento dell’azienda”. Intanto, tra i lavoratori del negozio si avverte uno stato d’animo teso e di preoccupazione. Parlano sottovoce, per non farsi sentire e non “rischiare, ma di cose ce ne sarebbero da dire”. Per esempio, che non è il primo caso in cui Ikea “licenzia in tronco – dicono -, come la nostra collega, 50enne, che un paio di anni fa è stata lasciata a casa nonostante soffrisse di depressione. E con un figlio disabile. Oppure un altro lavoratore, anche lui licenziato perché aveva partecipato a una manifestazione. Assurdo. Qui i turni vengono decisi con un meccanismo, non c’è spazio per l’aspetto umano, siamo solo macchine. Poi fanno tante campagne pro diritti delle donne e per i disabili”.
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