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La lotta di Trump al mondo islamico: dal muslim ban all’appoggio a Gerusalemme

Donald Trump continua a stupire il mondo con le sue decisioni di politica internazionale, se qualche giorno fa il presidente USA aveva guadagnato le prime pagine grazie alla decisione di fare uscire gli Stati Uniti dall’accordo ONU sugli immigrati (decisione che aveva seguito il diniego di appoggiare le misure in favore dell’ambiente), tra ieri e oggi il Tycoon ha letteralmente rubato la scena internazionale prima con la notizia dell’approvazione da parte della Corte Suprema (solo due i voti contrari al decreto) del contestatissimo muslim ban, le misure di sicurezza che vietano l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di fede musulmana provenienti dalle cinque maggiori regioni del Medio Oriente (Chad, Iran, Libia, Somalia, Siria e Yemen), ed oggi con la decisione di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme.

Questa decisione segna il definitivo distacco degli Stati Uniti dalle istanze di politica estera dell’ONU, collocando l’America in un territorio indefinito che la vede sostanzialmente isolata dal resto del mondo. Trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, infatti, suona come una presa di posizione nella lotta tra il popolo palestinese e quello israelita e va contro quel processo di pacificazione che a fatica è stato portato avanti nel corso di questi anni. La decisione di Trump ha immediatamente suscitato le reazioni di Erdogan e dei leader musulmani che si schierano in favore del mantenimento dello status quo a Gerusalemme. Secondo la Turchia, infatti, il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme porterà ad una situazione di conflitto costante e per questo motivo ha richiesto una riunione d’emergenza degli stati arabi. Anche la Lega Araba si riunirà in questi giorni per esaminare la questione israelo palestinese.

A non appoggiare la scelta di Trump non sono solamente i paesi medio orientali, ma anche la Russia e quelli appartenenti alla NATO. Se infatti il segretario generale dell’alleanza internazionale si è detto a favore di una soluzione pacifica del conflitto, Macron ha espresso le proprie perplessità riguardo la decisione di spostare l’ambasciata a Gerusalemme e dal Cremlino temono che il prossimo passo sia il riconoscimento definitivo di Gerusalemme come capitale d’Israele. Al contrario da Israele giungono commenti entusiastici per la decisione di Trump, Netanyahu infatti ha dichiarato: “L’identità storica e nazionale di Israele sta ricevendo riconoscimento, soprattutto oggi” ed ha aggiunto: “Abbiamo sempre visto Gerusalemme come la nostra capitale per 3.000 anni e molti di noi si sarebbero aspettati che l’ambasciata Usa fosse già a Gerusalemme”. Nel frattempo l’atmosfera nella città santa si fa incandescente con il popolo palestinese pronto a manifestare ferocemente il proprio dissenso in piazza attraverso una “tre giorni di collera” in piazza.

F.S.