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Thyssenkrupp, dieci anni dopo la strage. “Io, unico superstite, non dimenticherò mai”

Il nome ThyssenKrupp Torino in Italia rievoca dei terribili ricordi. Ricordi di dieci anni fa: era la notte fra il 5 ed il 6 dicembre del 2007 quando sette operai, figli, padri di famiglia, morirono in modo orribile, bruciati vivi nel rogo dell’acciaieria nel corso del turno di notte.
L’incendio, terribile, avvenne nel capannone della Linea 5 della ThyssenKrupp di Torino.

Persero la vita Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino; Antonio Boccuzzi fu l’unico sopravvissuto del gruppo, colui che si presentò in aula terribilmente ustionato, ma vivo, a testimoniare per i suoi amici e colleghi scomparsi.
Antonio ricorda con il giornale VanityFair quei terribili istanti che hanno preceduto l’incendio mortale: “Eravamo in una fase di lavorazione normale (…). Dopo qualche minuto entrò nel nostro gabbiotto il mio collega, Roberto Scola, una delle vittime. Ci richiamò all’esterno per intervenire sull’incendio, quando arrivammo vedemmo che era di piccole dimensioni, ricordo che io provai ad aprire l’estintore per spegnerlo ma era scarico”. L’estintore non era stato caricato: prima della serie di mancanze sul lato della sicurezza che avrebbero avuto un tragico epilogo.

Le fiamme iniziarono ad aumentare, ricordo che arrivai all’innesto del tubo e quando Roberto mi diede l’ok per aprire, l’acqua non fece in tempo ad uscire perché ci fu una forte esplosione e un tubo di olio in pressione iniziò a sparare olio che passando dentro le fiamme bruciava. Era diventata una grande mano di fuoco che si abbasso verso di noi e portò via i miei amici” ricorda Antonio.
Antonio, che era anche sindacalista, aveva segnalato più volte problemi di manutenzione.

Abbiamo vissuto questo processo con molteplici stati d’animo. Inizialmente l’amministratore delegato è stato condannato per omicidio volontario a 16 anni di reclusione ma nell’appello le condanne sono state mutate. Ci saremmo aspettati che alla fine dei cinque gradi gli imputati potessero essere in carcere ma è stato così solo per gli italiani sono andati in carcere. I tedeschi, tra cui chi ha ammesso le sue colpe nel processo,Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz vivono liberi in Germania. Infine nel paese tedesco, la pena massima per l’omicidio colposo è di 5 anni. Siamo lontani da una giustizia totale”.

R.M.