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Tragedia nel mondo dello sci: muore in allenamento la giovane promessa Max Burkhart

Una giovane promessa dello scii del futuro, il 17enne Max Burkhart, si è spenta mercoledì scorso a causa delle gravi ferite riportate in allenamento il giorno prima (5 dicembre 2017). Nel corso di un allenamento ufficiale svolto sulle piste di Lake Louise (compreso nell’area del Banff National Park, nello stato canadese dell’Alberta), il ragazzo– originario della Baviera- ha impattato contro le reti di sicurezza riportando gravissime ferite.

Grazie all’elisoccorso, Burkhart è stato trasportato con la massima urgenza all’Ospedale di Calgary. Qui ha smesso di lottare e di vivere dopo un giorno di coma. Si tratta del secondo incidente mortale avvenuto a stretto giro dopo quello, spaventoso, di David Poisson capitato poco meno di un mese fa (lo scorso 13 novembre). Il 35enne discesista francese si trovava anche lui in Canada, sulla pista di Nakisha, per allenarsi ed affrontare al meglio le gare di Lake Louise.

Dopo aver superato le reti di sicurezza, in prossimità dell’ultima curva del tracciato che si affronta ad una velocità che facilmente raggiunge i 100 km/h, Poisson si è schiantato contro un albero e qui è morto sul posto, come confermato dai professionisti del Centro di Soccorso di Kananaskis. Per l’atleta non c’è stato il trasporto in ospedale. Sono stati inutili i tentativi di rianimazione prestati subito dopo l’incidente.

Queste tragedie- senza dimenticare l’incidente analogo accaduto a Lindsey Caroline Vonn qualche settimana prima della morte di Burkhart, fortunatamente privo di conseguenze- non hanno chiaramente mancato di inquietare il mondo (non solo dello sport) e di far sollevare pesanti interrogativi da parte di tutti gli addetti ai lavori: ci si è iniziati a chiedere se la discesa, in ambito sciistico, non sia una disciplina divenuta troppo pericolosa da affrontare.

Michael Mair , ex sportivo oggi allenatore, ha risposto all’interrogativo senza indugi, esponendo il suo pensiero: «No, non è troppo pericolosa. Siamo di fronte a una combinazione sfortunata che rompe una statistica: non ricordo da quanto tempo non ci fosse un morto, posto che gli incidenti seri – ricordo quelli di Macartney, Albrecht e Grugger a Kitz, quello di Lanzinger a Kvitfjell o quello di Beltrametti a Val d’ Isère – non sono mancati». Mair ha anche aggiunto che, probabilmente, si dovrà fare un passo indietro nel mondo dello sci: uno sciista sa sempre di rischiare quando scende in pista, ma rischiare non dovrebbe significare mettere a repentaglio la vita.

Maria Mento