Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo

Facebook come la propaganda nazista? A dirlo è un ex dipendente del Social

CONDIVIDI

Facebook è dannoso per i suoi utilizzatori? Presto i suoi utenti non avranno una propria capacità decisionale e saranno totalmente “lobotomizzati”? Probabilmente metterla in questi termini diventa un esercizio di scrittura creativa finalizzata alla creazione di una distopia sullo stile di ‘Black Mirror‘, ma che il più famoso social network del mondo sia strutturato in modo tale da creare dipendenza non è un’ipotesi campata in aria, ma la tesi di un ex dipendente che si sente colpevole per aver fatto parte del progetto: Chamath Palihapitiya.

Non è la prima volta che qualcuno che ha rapporti stretti con la struttura di Facebook espone le proprie perplessità pubblicamente: lo scorso novembre Sean Parker (azionista che possiede grosse quote) ha dichiarato che a suo avviso il sito sfrutta le debolezze della psicologia umana, qualche tempo dopo un altro investitore Roger McNamee ha persino paragonato Facebook ai metodi di reclutamento utilizzati durante la propaganda nazista di Goebbles.

Accuse pesanti ma prive di una qualsiasi spiegazione a cui Palihapitiya ha cercato di togliere un velo di mistero durante una conferenza alla Stanford Graduate School of Business in cui ha dichiarato: “Mi sento tremendamente in colpa. Penso che noi tutti lo sapevamo nei recessi della nostra mente- anche pensandolo noi fingevamo che questa intera linea di like non avrebbe avuto conseguenze involontarie”.

Sotto accusa, quindi, c’è il meccanismo dei like, Palihapitiya infatti sostiene che il social premia i suoi utenti rilasciando quantità crescenti di dopamina quando qualcuno mette un like ad una foto o ad un commento: “L’anello a breve termine di rilascio dopamina che abbiamo creato ha distrutto il funzionamento della nostra società. Nessun discorso, nessuna collaborazione, disinformazione e falsità. Questo non è un problema dell’America o delle pubblicità russe, ma del mondo intero”.

F.S.