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“Ha chiamato il chiamante”, ecco come il marocchino era pronto a farsi saltare in aria

Aveva ricevuto la “chiamata” ed era pronto ad immolarsi in nome dell’ISIS. Per questo il GIP ha disposto la custodia in carcere per Nabil Benhamir, marocchino, 29 anni. L’accusa è gravissima: a Benhamir viene infatti contestato il reato di terrorismo.

Il marocchino aveva già avuto guai con la giustizia, dato che lo scorso mese di agosto era stato arrestato a Genova per maltrattamenti. Ora, però, l’indagine della Digos e della Dda hanno fatto emergere dettagli ancora più inquietanti: il 29enne sarebbe infatti un esponente di spicco dello Stato Islamico, rientrato in Europa con l’obiettivo “di addestrare altri membri dello Stato Islamico alla fabbricazione e all’utilizzo di esplosivi”.

Benhamir aveva contattato la sorella Farah dicendole una frase ben precisa: “Ha chiamato il chiamante”, che stando a quanto riferito dal giudice è una locuzione che riprende la Sura coranica Al Imran versetto 139. Tra i fondamentalisti è una formula molto comune per quelle persone che “stanno per incontrare Dio”, ovvero jihadisti e martiri. Il tono preoccupato della sorella (“O mio dio, ma di che lavoro si tratta?”) lascia supporre che la donna abbia capito il riferimento del fratello.

Nel telefonino dell’arrestato sono stati trovati video di decapitazioni e istruzioni per fabbricare bombe e cinture esplosive. Benhamir aspettava solo l’ordine per agire.