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“Sono l’ultimo amico di Gesù..” Poco dopo violentava a turno le bambine

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Il “santone”… altro che santone! Pietro Capuana, l’uomo arrestato lo scorso agosto nella provincia di Catania con l’accusa di violenza sessuale commessa su minorenni, era in grado di fare veri e propri lavaggi del cervello alle sue vittime, corredate da pressioni psicologiche e abusi vari.

Sono state proprio alcune persone intervistate da ‘Le Iene’, vittime di Capuana, a svelare alcuni dettagli dell’attività criminale del direttore della comunità “Cultura ed Ambiente” di Aci Sant’Antonio. In paese era visto come una specie di santo, perfino dai genitori delle ragazzine, ma in realtà costringeva le bambine a spogliarsi davanti a lui e a toccarlo, con la scusa che si sarebbero “avvicinate a Gesù”.

Costringeva le ragazzine a fare sesso, ma chiedeva loro di allargare le parti femminili perché troppo grasso. Sono questi alcuni dei dettagli shock venuti fuori nel corso delle interviste, oltre ad esempio al fatto che Capuana costringesse le sue vittime anche a veri e propri turni di pulizie, come fossero delle schiave. E a dargli manforte alcune delle donne che circondavano il santone, rassicurando le mamme.

“E’ come un nonno che bacia le nipoti”, queste erano le motivazioni addotte a quelle che alle bambine venivano presentate come azioni spirituali, con “valenza religiosa”. Una storia davvero agghiacciante, che ha avuto il finale che meritava, ma purtroppo troppo tardi.