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Torino, si era masturbato sul bus sporcando una passeggera: arriva la dura decisione del Tribunale del Riesame

La decisione del giudice su un fatto increscioso accaduto lo scorso agosto aveva sconvolto l’opinione pubblica. Ci stiamo riferendo alla storia di Mosihne Had (26 anni), di cui avevamo già dato conto (qui il link al pezzo originario): un ragazzo marocchino che ad agosto 2016 era stato arrestato a Torino per essersi masturbato sul bus della linea 68, sporcando una passeggera con il liquido seminale.

A sconvolgere tutti e a fare notizia non era stato tanto il fatto in sé quanto la decisione del Giudice per le Indagini Preliminari, Alessandra Cecchelli, di catalogare il fatto non come violenza sessuale ma come semplice “atto osceno”. La motivazione? Tra le parti coinvolte nella vicenda, cioè il masturbatore e la sua vittima, non c’era stato alcun contatto fisico. Da qui la declassazione, se vogliamo, della gravità dell’atto sessuale compiuto dal ragazzo.

<<Niente violenza sessuale su una donna se non c’è contatto fisico>>: in sintesi, era stato questo il risultato di quanto stabilito dal GIP. Ciò, però, non è bastato ad evitare il carcere al ragazzo. Il Tribunale del Riesame, infatti, ha screditato la sentenza della Cecchelli, sostenendo che si sia effettivamente trattato di un caso di violenza sessuale e non di un atto osceno.

A fare ricorso contro questa decisione ritenuta iniqua ci ha pensato il Pubblico Ministero Andrea Padalino, che ha ottenuto così che si decidesse per la custodia cautelare del giovane. La vittima aveva raccontato di aver sentito una sensazione di calore sulla gamba non appena scesa dal mezzo di trasporto. Si era scopero poi che quanto succeso era stato filmato dalle telecamere. Ebbene, il Tribunale ha finalmente stabilito che non è necessario ci sia un contatto fisico tra vittima e carnefici per parlare di violenza sessuale.

Nella nota rilasciata dal Tribunale, si legge che l’atto è stato una “violazione della propria libertà di autodeterminazione sessuale e in presenza di coscienza e volontà da parte dell’indagato di soddisfare un proprio impulso sessuale. L’indagato poi ha agito con modalità particolarmente insidiose in quanto in apparenza ha tenuto la condotta di un “normale” passeggero dell’autobus proprio al fine di non attirare l’attenzione su di sé né della vittima né degli altri presenti”.

Maria Mento