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NN a tu per tu con il Professor Canova, tra sacchetti per la frutta a 2 centesimi e iPhone a 1000 euro

Non s’è parlato d’altro, o quasi, nell’arco delle scorse settimane. La non gratuità dei sacchetti per frutta e verdura è stato il primo tema caldo del 2018 per gli italiani, pronti a prendere dure posizioni contro il Governo per questo rincaro (d’altra parte, se già la pioggia ci fa ricordare l’attitudine rubereccia dei nostri governanti, figuriamoci un palese rincaro). Al netto di queste – più o meno legittime – rimostranze, sui Social qualcuno ha fatto notare l’attitudine incorente di molti nostri connazionali, pronti a spendere cifre enormi per device di ogni tipo ma turbatissimi per rincari tutto sommato veniali.

Per approfondire il tema (e per soffermarci anche su un altro argomento proposto con insistenza dall’agenda setting nelle scorse settimane, quello delle criptovalute), abbiamo interpellato il Professor Luciano Canova, insegnante di economia sperimentale alla Scuola Enrico Mattei e collaboratore – nelle vesti di divulgatore scientifico – con diverse realtà mediatiche (come lavoce.info, GliStatiGenerali, Infodatablog e IlSole24Ore.

D: E’ stato uno dei temi caldi degli ultimi giorni, quello dei sacchetti biodegradibili per frutta e verdura a pagamento. Si tratta di “distrazione di massa”, per mutuare un termine adottato dal Deputato grillino Di Battista parlando di fake news e di ritorno al fascismo (o interpretando le parole del Deputato PD Fiano), o effettivamente può essere un costo che incide sulle spese degli italiani?

R: Non sposo la tesi dell’onorevole Di Battista, nè in generale di chi deve vedere complotti ovunque. Semplicemente, la mente umana è predisposta per commettere errori cognitivi abbastanza banali. E questo succede a tutti, compresi gli esperti. Il caso dei sacchetti è uno di questi, poiché l’eccessivo peso dato all’introduzione di un costo per i sacchetti è il frutto di diverse distorsioni cognitive in atto. Ed è pure il semplice effetto di una information cascade: una notizia che diventa virale passando di persona in persona e rinforzando il moto di sdegno collettivo. Non parlo neppure di fake news, ma di banali informazioni imprecise: per esempio, nelle primissime ore, sono circolate dichiarazioni o articoli che parlavano di un costo dei sacchetti compreso tra 2 e 10 centesimi. Mi risulta che il costo massimo sia di 2 centesimi, traducendosi in un rincaro per famiglia di 4-8 euro annui. Da dove arriva la cifra dei 10 centesimi, con relativo errore di stima?

D: Come mai i sacchetti biodegradabili – e il loro costo di 2 centesimi a busta – hanno avuto questa eco mediatica mentre altri rincari (si pensi a quelli di elettricità e gas, intorno al 5%), sono passati quasi inosservati, nonostante tocchino tutti noi allo stesso modo?

R: Nel momento in cui tutti hanno parlato di sacchetti, il costo degli stessi è diventato saliente e, di conseguenza, ha generato l’ondata di indignazione irrazionale. Non dimentichiamoci anche la forza che ha, in noi, la gratuità: un bene percepito come gratuito acquista per noi un valore superiore a quello che ha un prezzo. Se vi offrissi due cioccolatini, uno da 25 centesimi e uno da 1 centesimo, fareste una determinata scelta. Se tuttavia vi offrissi un cioccolatino al costo di 24 centesimi e un altro gratis, è molto probabile che la vostra attenzione verrebbe immediatamente colpita proprio dalla gratuità, nonostante le due opzioni siano del tutto equivalenti (24 centesimi di differenza di prezzo tra due cioccolatini). Quando andiamo a visitare un museo civico la prima domenica del mese, ci sorbiamo volentieri anche 2 ore di coda per entrare gratis, dimenticando che il tempo ha un valore e, dunque, pure di rispondere alla domanda corretta: “2 ore del mio tempo valgono meno del costo del biglietto che dovrei pagare in un giorno diverso”? Coi sacchetti succede la stessa cosa. Ciò che, prima, era gratuito (o meglio: era percepito come tale) ora acquista un prezzo. Che pesa sulle nostre valutazioni.
Gli aumenti significativi di gas ed elettricità non sono percepiti come salienti e suscitano meno indignazione: se invece la notizia dell’aumento arrivasse contestualmente alla bolletta, probabilmente la protesta sarebbe simile.
Si aggiunga anche, in questo caso, un aspetto importante: pure nel caso dell’elettricità, anche se sono aumenti molto più significativi, stiamo parlando di un extra budget complessivo all’anno di circa 40 euro in media per famiglia. Non viene percepito, in termini relativi, come particolarmente alto all’interno della voce di contabilità mentale: “spesa per utenze all’anno”. Se invece la mente presta attenzione ai tanti micro-pagamenti da 2 centesimi per sacchetto, continua a pensare al singolo atto di pagare. Insomma, sono distorsioni della percezione piuttosto comuni.

D: Qualcuno, specialmente sui social, ha fatto notare come la gente spenda migliaia di euro magari per uno smartphone di ultima generazione ma poi polemizza per rincari “veniali” come quello dei sacchetti, come spiega questo fenomeno?

R: Semplicemente, con il fatto che non siamo bravissimi a valutare il costo opportunità di qualcosa. Il costo opportunità è un concetto chiave in economia e rappresenta ciò cui rinuncio nel momento in cui prendo una decisione. Se spendo 1000 euro per l’iPHone, non posso utilizzare gli stessi 1000 euro per acquistare, che so, 1000 caffè, 10 bollette da 100 euro di elettricità, un weekend romantico in una bella città. Non pensiamo contestualmente alle diverse opzioni disponibili e non abbiamo la capacità di valutarle in modo chiaro, il che ci porta anche a fare polemiche inutili come quella dei sacchetti.

D: In ottica ‘spese leggere’, quanto e come potrebbe influire la diffusione delle criptovalute?

R: Diciamo che molti studi sperimentali mostrano come la modalità di pagamento influisca su quanto si spende: la gente spende meno quando usa contanti rispetto a quando usa moneta elettronica (anche bancomat, non solo carta di credito). Chiaro che più il denaro diventa immateriale (e quindi la nostra attenzione si distanzia dalla moneta come oggetto) e meno attenzione siamo portati a prestare a quanto si spende. Questo vale per tante cose: ad esempio, è un aspetto non banale del guazzabuglio dei derivati. E’ più difficile agganciare un contratto derivato al suo valore monetario. Quando andiamo al casino, le fiches ci ‘aiutano’ (o meglio, aiutano i gestori delle case da gioco) a farci spendere di più. Spendiamo più agevolmente un oggetto che non è denaro ‘direttamente’, ma un tramite che fa le veci di quel denaro. Il rischio nelle criptovalute è questo.

D: Cosa pensa, in assoluto, del mondo delle criptovalute? Avranno un futuro o si tratta di una mera bolla speculativa (come qualcuno sostiene)?

R: Credo che la tecnologia del blockchain rappresenti una frontiera e un’innovazione interessante e che, probabilmente, si affermerà in futuro nel modificare il modo in cui facciamo le nostre transazioni. Non sono sicuro sia una bolla tradizionale, ma quella del bitcoin (come delle altre criptovalute) è senz’altro una dinamica che è basata su elementi di quella che Shiller chiama euforia irrazionale. Quello che mi preme dire è questo: al di là del fatto che sia una bolla o meno, se il bitcoin o un’altra criptovaluta vogliono diventare ciò per cui sono state progettate, vale a dire una moneta, il mercato ad esse connesse deve diventare simile a quello di una moneta. Il che significa che, fino a che la volatilità sarà così alta, sarà molto difficile che il bitcoin o un’altra criptovaluta si affermino come strumento di pagamento riconosciuto. La moneta, oltre ad essere mezzo di scambio, ha anche una funzione di segnale (attraverso i prezzi, il che rende la sua stabilità importante) e di riserva di valore. Se continua ad attraversare fasi di crescita esponenziale e crollo, chi tuttavia può usarla in tal senso?