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Giudice di atletica colpito a morte dal peso durante una gara

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Incidente che ha dell’incredibile, quello avvenuto nel corso di una gara giovanile indoor di atletica. Un giudice è stato colpito in pieno petto dal peso lanciato da uno degli atleti in gara ed è purtroppo deceduto. La vittima è Pavel Zeman, giudice con molta esperienza che, forse a causa di un breve attimo di distrazione durante la competizione in corso a Praga, non si è reso conto che la sfera appena lanciata fosse diretta proprio verso di lui. Sotto shock gli atleti e gli altri giudici che hanno asstito, senza poter far nulla, al terribile incidente in seguito al quale è stato immediatamente sospeso il meeting mentre la polizia, intervenuta sul posto, ha avviato un’indagine per verificare se le condizioni di sicurezza siano state rispettate e chiarire la dinamica dei fatti.

 

Pur trattandosi di un raro tipo di incidenti, non è la prima volta che un giudice perde la vita su una pista di atletica: era acaduto già nel 2012 a Dusseldorf; in quel caso fu il giavellotto lanciato da un atleta 15enne a colpire mortalmente Dieter Strack, un giudice 74enne che ne calcolò male la traiettoria. Due anni dopo un altro incidente è accaduto nel corso dei lanci di riscaldamento di una gara indoor di peso con maniglia, o martellone, negli Stati Uniti.

 

In quel caso fu Douglas Koban, giuddice di 75 anni, a perdere la vita colpito a morte da un vero e proprio bolide del peso di quasi 16 kg. Anche nel 2010 a Tallinn, in Estonia, perse la vita un giudice di 77 anni, Edgar Aavik, a causa del vento forte che modificò la traiettoria del giavellotto, che lo ferì alla testa. Dopo tre settimane di agonia in ospedale anche lui perse la vita. Da non dimenticare, infine, il clamoroso incidente avvenuto nel corso del Golden Gala di Roma nel 2007: in quel caso il giavellotto lanciato da un atleta finlandese finì sulla pista del salto in lungo colpendo l’atleta francese Salim Sdiri. In questo caso riuscìì a sopravvivere ma dovette seguire per diversi mesi un lungo percorso di riabilitazione.

Daniele Orlandi