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La Grande Piramide d’Egitto ospita un segreto “alieno” scolpito da un antico meteorite

Un trono scolpito dal nucleo di un meteorite potrebbe essere nascosto all’interno della Grande Piramide, sostiene Giulio Magli del Politecnico di Milano, il quale ritiene che il trono del faraone Khufu sia nascosto in una camera segreta e profonda all’interno della piramide di Cheope.

Gli antichi egizi sono noti per aver usato il ferro meteoritico in manufatti come il pugnale di King Tut, che è stato riportato alla luce dall’archeologo britannico Howard Carter nel 1922.

Spiegando la sua incredibile teoria, il dottor Magli ha detto: “C’è una possibile interpretazione, che è in accordo con quello che sappiamo sulla religione funeraria egiziana, come testimoniato nei Testi delle Piramidi. In questi testi si dice che il faraone, prima di raggiungere le stelle del nord, dovrà passare davanti alle “porte del cielo” e sedersi sul suo “trono di ferro”.”

Gli scienziati hanno trovato una grande ed enigmatica struttura interna nella Grande Piramide nel mese di novembre.

Hanno fatto la scoperta utilizzando “imaging a raggi cosmici“, che comporta la registrazione del comportamento di particelle subatomiche chiamato muoni che sono prodotti quando i raggi cosmici si scontrano con l’atmosfera terrestre.

Una tecnica simile è stata usata per trovare tunnel nascosti all’interno della Piramide romboidale, nome donatogli a causa della sua forma sbilenca.

Gli ingegneri della Cairo University stanno ora progettando un robot gonfiabile per esplorare lo spazio all’interno della Grande Piramide, che è rimasto indisturbato per 4.500 anni.

Il robot può essere spinto in spazi vuoti attraverso un “buco della serratura” da 3,5 cm forato nella parete, per poi essere “gonfiato” come un dirigibile una volta all’interno.

Il dirigibile è perfetto per esplorare spazi inaccessibili, come il “vuoto” di 30 metri scoperto all’interno della Piramide di Giza durante le scansioni dello scorso anno.

Il robot è stato progettato da ‘ScanPyramids‘, in collaborazione con gli ingegneri dell’Università del Cairo – e mira a consentire l’esplorazione con il minor danno possibile all’edificio.

Jean-Baptiste Mouret, ricercatore leader, ha dichiarato a ‘Digital Trends‘: “La sfida principale consiste nell’inserire un robot di esplorazione completo in un buco il più piccolo possibile.

Mario Barba