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“Ho paura del M5S. Mi hanno augurato la morte”

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Siamo in piena campagna elettorale e non solo i politici esprimono le proprie opinioni sul futuro dell’Italia. Nella marea di opinioni sui principali protagonisti di questa corsa a Montecitorio, svettano le parole di Paolo Virzì. Il regista italiano si associa per una volta a Berlusconi nel dire di aver paura dei 5 stelle, anche se le motivazioni che lo inducono ad esprimere il proprio timore non sono economiche o tecniche, bensì sociali.

Il metteur en scène ricorda quella volta che si è permesso di criticare l’operato del sindaco di Livorno e della reazione violenta avuta dai grillini: “Io ho paura. Sono un cacasotto, un fifone. Una volta rilasciai una battutina sul sindaco di Livorno e sul blog di Grillo fui messo come ‘regista del giorno’. Non è mai successo a nessun regista. E lì sotto, nello sputificio, augurarono la morte a me e ai miei figli. Lì mi impressionai. Una cosa così violenta non mi era mai successa, ero stato per tanti anni critico verso il regime berlusconiano. Ma una cosa così non mi era mai successa”.

Episodio a parte, Virzì spiega come a suo avviso il Movimento 5 stelle si sia trasformato nel corso degli anni diventando per certi versi un partito di stampo estremista: “C’è qualcosa di incivile, di violento e di inaccettabile, che non fa parte della dialettica e allora mi sottraggo. Non sono un eroe, mi tiro indietro. Ci sono aspetti buffi su cui ridere, di questo italiano medio. I 5 Stelle erano una cosa in passato, ora stanno diventando ‘oriettabertiani’, più democristiani, più mainstream, più italiano medio appunto. Dicono: ‘dateci il nostro reddito’, cioè l’assistenzialismo, quello che sognavano i nostri nonni. Il posto fisso non si può più? E allora datemi un sussidio. Monicelli se fosse vivo si eserciterebbe. Io non so se sono così bravo come Mario. La violenza mi fa venire voglia di fare un passo indietro”.

La critica del regista non si limita solamente a chi popola il movimento, ma anche a chi dall’alto della sua posizione di diffusore, ne tesse le lodi sposando l’idea pericolosa del “Meglio lui che fino a prova contraria non ha mai rubato”, e parlando del direttore del ‘Fatto Quotidiano‘ dice: “Marco Travaglio che dice che vota Grillo perché almeno lui non ruba, dice una banalità pericolosissima perché tipica del qualunquista medio un po’ fascistoide. Abbiamo bisogno di un ceto dirigente. E non con i vip e i registi. Se metti me a prendere decisioni sul paese faccio danni devastanti. Non fanno tutti schifo però”.

F.S.