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“2600 euro in una sola sperimentazione. Dovrebbero ringraziarmi…”: parola di una cavia umana

Giulio Zampini, trentatreenne di San Martino Buon Albergo, lavora come cameriere e personal trainer ed ha un hobby insolito: fare da cavia umana per gli esperimenti farmaceutici. Il ragazzo ha cominciato per caso, spinto dalla curiosità ed allettato dal rimborso, quando aveva ancora 25 anni ed era un semplice studente di scienze motorie. Da quella volta si offre sempre volontario per nuove sperimentazioni a condizione che queste non siano pericolose per la salute, non combacino con gli orari di lavoro o durino troppo a lungo.

Intervistato dal ‘Messaggero‘, Giulio parla in maniera disinibita di questa curiosa attività secondaria e spiega come, sebbene possa essere sufficientemente remunerativa in rapporto prestazione/pagamento, non possa consistere in un buon lavoro: “Sapevo che erano previsti rimborsi ma non conoscevo le cifre, mi sembrava però che non ci fosse nulla di gravoso o pericoloso e quindi mi sono detto: perché no? Avevo 25 anni. Oggi ne ho 33 e partecipo ancora come volontario alle sperimentazioni. Non può essere un lavoro, non paga abbastanza, ma è un valido extra. In una sola sperimentazione ho guadagnato fino a 2600 euro”.

Ironia degli amici a parte (per scherzare lo chiamano cavia), Giulio non ha subito obbiezioni particolari riguardo questa scelta, persino la famiglia gli ha semplicemente consigliato di fare attenzione: “La famiglia non mi ha ostacolato, mi ha solo invitato a parlare con il medico per assicurarmi che non fosse una cosa rischiosa”. Per questo ragazzo, insomma, non c’è nulla di strano in quello che fa e se le proposte che gli fanno (gliene arriva almeno una l’anno) sono compatibili con le condizioni di cui sopra non si tira mai indietro: “Non mi sono mai tirato indietro per paura”. Infine riguardo a chi contesta i test sugli umani, Giulio dice: “C’è tanta ipocrisia. Molti usano farmaci e non sanno che dietro c’è qualcuno che li ha testati. Dovrebbero ringraziare chi fa i test”