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“Molti organi di Pamela non si trovano più. E’ sparita anche una parte dell’organo sessuale…”

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Si intrica ulteriormente l’indagine sull’omicidio di Pamela Mastropietro. L’accusato, infatti, ha da subito sostenuto di non aver ucciso la ragazza, secondo le sue affermazioni morta per overdose, e che colto dal panico avrebbe operato una macabra opera di smembramento del cadavere per occultarlo e non essere incriminato della sua morte. L’ordinanza del Gip di Macerata avvalora in parte la tesi fornita dal nigeriano, in questa infatti si legge: “La presenza in compagnia di Pamela Mastropietro poco prima della sua morte, le tracce ematiche rinvenute nell’appartamento di Innocent Oseghale, la disponibilità del corpo depezzato e contenuto nelle valige, nonché l’assenza di ogni spiegazione alternativa”, sono fatti che sarebbero sufficienti a convalidare l’arresto per occultamento di cadavere.

Diverso il discorso riguardante l’omicidio, nella stessa ordinanza di convalida dell’arresto, infatti, si legge quanto segue: “Le offese inferte al corpo della ragazza (depezzamento, scarnificazione, sezionamento di parti di derma e muscolatura e seni) appaiono finalizzate al suo successivo occultamento e non alla distruzione dello stesso, dato che era evidente che i resti del cadavere, abbandonati lungo una strada in due valige e in prossimità di un’abitazione, sarebbero stati prima o poi rinvenuti”. D’altronde dall’analisi autoptica sul cadavere emergono due diverse ipotesi: la prima è quella dell’overdose e la seconda è quella di morte per accoltellamento. Questa seconda possibilità non è al momento dimostrabile, poiché lo smembramento del cadavere ha reso difficile stabilire l’entità dell’emorragia causata dal pugnale e dunque lo stabilire se la ferita sia stata inferta post mortem.

Al contrario l’ipotesi della morte per overdose è maggiormente percorribile, poiché nel suo sangue sono state trovate alte percentuali di sostanze tossiche e sui suoi polsi segni di agopuntura che proverebbero l’uso di eroina:“Possibilità di morte per overdose suggerita dall’evidenza delle tracce di agopuntura rinvenute sul polso sinistro, dalla ricerca di stupefacente da parte della vittima e dall’acquisto di una piccola siringa, dal fatto che la giovane era da oltre tre mesi in comunità e pertanto disassuefatta all’uso di stupefacente, con correlata maggiore possibilità di overdose”.

FS