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C’è chi vuole fare guerra alla Libia (e lo mette nel programma elettorale)

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Che Casa Pound avesse posizioni alquanto estremiste era risaputo, ma che potesse addirittura trasformarle in un programma politico fuori da ogni logica era impensabile fino a qualche anno fa. Ma la crescente insoddisfazione della popolazione italiana accompagnata dal sentimento di odio razziale nei confronti degli immigrati ha probabilmente convinto i vertici che era il momento giusto per riproporre l’idea dell’imperialismo di stampo fascista. Oggi, infatti, il vicepresidente del movimento ha presentato alla Camera dei Deputati il programma elettorale che vede, tra le altre cose, anche la conquista della Libia, al fine di bloccare l’immigrazione e ricostituire uno stato sovrano.

Nello spiegare l’assurda posizione Di Stefano ha dichiarato: “Fermare l’immigrazione perché è una questione di sovranità. Noi con la sovranità possiamo fare quello che ci pare”, quindi ha aggiunto: “Andrebbe fatto presto e unilateralmente un intervento in Libia. Lì c’è l’anarchia e va fermata. Dobbiamo intervenire con il nostro esercito e rimettere in piedi uno stato sovrano e impiantare le nostre aziende”. Potrebbe sembrare un incubo ad occhi aperti ed invece Di Stefano continua a esporre la sua idea con convinzione: “Dobbiamo creare lì quel mondo dove dobbiamo rimpatriare tutte le persone che si trovano in Italia e che non hanno titolo per stare qui. Dobbiamo creare un posto dove poterli rimpatriare. La manodopera per i lavori in Libia, perché sembra che stranamente in Africa manchi tutto, saranno quei ragazzoni che oggi sono parcheggiati nei centri di accoglienza. Gli mettiamo una pala in mano”.

Lasciando perdere l’errore concettuale nel ritenersi uno stato sovrano superiore a di quello libico e di aver quindi il diritto di imporre una legge differente ad un altro stato con l’esercito. La soluzione della gestione gravosa di alcune decina di migliaia di migranti, secondo Di Stefano, sarebbe finanziare una guerra che aumenterebbe la tassazione a dismisura e porterebbe alla morte di un numero non quantificabile di italiani, senza considerare il fatto che la nostra potenza bellica non sarebbe nemmeno in grado di gestire un’offensiva di tale portata. A questo si deve aggiungere la violazione di trattati internazionali che comporterebbe tensioni con tutti gli altri stati membri dell’Onu e della Nato con rispettive sanzioni internazionali che minaccerebbero gli introiti generati dai commerci internazionali.