Home Cultura Valle dei Re, gli studiosi avrebbero finalmente risolto il mistero della “mummia...

Valle dei Re, gli studiosi avrebbero finalmente risolto il mistero della “mummia urlante”

La mummia urlante

Egitto. Gli studiosi avrebbero finalmente svelato il mistero della mummia divenuta famosa per quell’espressione di dolore, simile a quella di un urlo, che presenta sul volto e che quindi l’ha resa famosa in tutto il mondo con l’epiteto di “mummia urlante”.

Sulla mummia, scoperta nel 1886 e conservata presso il Museo Egizio del Cairo, sono state dette tante cose nel corso degli ultimi anni. Si pensava, inizialmente, che potesse trattarsi del corpo di un principe ittita, ma appare assai improbabile che la salma di uno straniero potesse essere sottoposta al processo di mummificazione.

Accantonata l’ipotesi del principe straniero, già nell’ormai lontano 2008 si faceva riferimento al corpo come di quello appartenente a Pentewere, niente poco di meno che il figlio del faraone Ramses III che aveva partecipato al complotto relativo all’assassinio del faraone suo padre.  La cospirazione, però non era andata a buon fine ed il principe aveva subito un processo.

Il corpo della mummia urlante è quella di un personaggio reale che avrebbe fatto vergognare la sua famiglia per le sue azioni, e per questo sarebbe stato sì sepolto insieme ad altri reali ma il suo corpo sarebbe stato ricoperto con una pelle di pecora. Questa è la tesi portata avanti da Zahi Hawass, che ha spiegato il significato di quella pelle di pecora, indice di un qualcosa di sporco che l’uomo aveva commesso nel corso della sua vita.

Gli studiosi si sono concentrati in particolar modo sulla smorfia di dolore presente sul volto della mummia e che farebbe pensare ad una smorfia piena di angoscia. In merito, ha detto la sua il Dott. Brier, il quale è convinto che alla mummia sia stato fatto qualcosa che impedisse alla sua anima di arrivare nell’aldilà, e questo spiegherebbe l’espressione urlante assunta dalla mandibola del morto. Anche nell’ Egitto faraonico, infatti, erano diffuse delle pratiche che avrebbero assicurato la dannazione eterna di un’anima non meritevole.

Maria Mento