Home Spettacolo Un’altra conduttrice si svela: “Ho avuto il cancro”

Un’altra conduttrice si svela: “Ho avuto il cancro”

In occasione della pubblicazione del suo ultimo libro ‘Storia della mia ansia‘, Daria Bignardi si racconta a ‘Vanity Fair‘ in un intervista che tocca i punti più profondi della sua recente vita professionale e privata. Il nuovo lavoro parla di una donna che cresce all’ombra di una madre ansiosa con il desiderio di distaccarsi da quei meccanismi auto distruttivi e che crescendo e sposandosi scopre di essere vittima dello stesso male. Il libro, insomma, parla di un amore minato dall’ansia della protagonista.

Sin dai primi passi dell’intervista si capisce che quella donna altri non è se non la stessa Bignardi che da tempo desiderava esorcizzare quell’ansia che l’ha accompagnata per tutta la vita mettendola per iscritto: “Era tutta la vita che volevo scrivere una storia dove fosse l’ansia a guidare il racconto. Come Lea, la protagonista, ho avuto una madre malata di ansia ossessiva e per anni, avendo detestato l’ansia di mia madre e adorato lei, ho rimosso l’idea di soffrirne. Poi ho capito che invece l’ansia dominava anche me, anche se me lo nascondevo e lo nascondevo agli altri. Alla fine mi sono arresa, l’ho accettata, l’ho usata, ho capito che era il motore di tutto quel che facevo”.

Se i disturbi dovuti all’ansia sono la tematica principe del libro, il motore della vicenda, ciò che scuote l’ordinario vivere, è la malattia che colpisce Lea, la protagonista. Questa infatti si ammala di tumore e per parte del libro è costretta a preoccuparsi di qualcosa che non sia la sua semplice ansia. L’espediente narrativo serve per concedere alla protagonista di vivere un evento probante che la porti a prendere controllo dell’ansia e farla diventare strumento invece che padrone.

Alla Bignardi viene dunque chiesto per quale motivo abbia scelto il tumore invece di altri espedienti narrativi e la risposta è sorprendente: “All’inizio pensavo a un incidente, poi mentre scrivevo mi sono ammalata. ‘Nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore quando gli succede qualcosa di grosso’, ho scritto nell’aletta del libro. Qualunque cosa accada a uno scrittore, anche la più faticosa, lo troverà ad accoglierla con gli occhi illuminati perché attraversare un’esperienza forte è materiale per una storia”, spiega l’autrice che poi aggiunge il motivo del riserbo sulla malattia, esperienza mai condivisa prima d’ora, dice: “Chi è ammalato considera la propria malattia il centro del mondo, ma anche se ho rispetto per chi sta soffrendo in questo momento, parlare pubblicamente della malattia in generale, o peggio ancora della mia, non mi interessa. Per tanti motivi: un po’ per pudore, un po’ per paura della curiosità o della preoccupazione degli altri, un po’ perché quando guarisci volti pagina e non hai più voglia di parlarne ancora”.