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Mafia, boss del pizzo scarcerati dopo un mese. Chi ha denunciato ora teme la loro vendetta

Le stranezze di un Paese che fa fatica a lottare contro la mafia si leggono anche guardando a cosa avviene quando un gruppo di commercianti e cittadini si ribella e decide di denunciare il racket. Avviene in provincia di Agrigento, dove vittime del racket hanno deciso di coalizzarsi e parlare, facendo i nomi di coloro che riscuotevano il pizzo, nomi e cognomi agli inquirenti perché il loro incubo finisse. Hanno rotto il muro dell’omertà a loro rischio  pericolo. Eppure dopo un mese, molti dei taglieggiatori sono già fuori di galera: liberati dopo che il Tribunale del Riesame ha deciso di annullare i provvedimenti cautelari che erano stati emessi per i boss e per i loro scagnozzi mandati a riscuotere il pizzo. Ed ora coloro che hanno denunciato hanno paura di vendette e ritorsioni da parte degli stessi.

Il fatto è avvenuto a gennaio: nel corso di una grossa operazione antimafia basata anche sulle rivelazioni delle vittime del racket, sono stati arrestate 58 persone, anche boss ed esattori del pizzo, nel corso della Operazione Montagna.
Ora il tribunale del Riesame ha annullato i provvedimenti cautelari per il vizio formale di difetto della motivazione del Gip, si è preso 45 giorni per il deposito della motivazione delle decisioni e nel frattempo le persone scarcerate sono libere: finché il tribunale non deposita i motivi, la Procura non potrà fare ricorso per cassazione. 

Una situazione davvero terribile che ci permette di comprendere perché non tutte le vittime del racket siano disposte ad aprire bocca su quanto avviene: hanno timore di non essere adeguatamente protetti. E quello che è avvenuto è sicuramente la dimostrazione che almeno in parte hanno ragione.

R.M.