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La Siria e il “dopo Isis”. Cosa sta succedendo nel Paese? Ecco il punto della situazione

Dopo la cacciata definitiva dai miliziani dell’Isis, avvenuta in più tappe che hanno visto anche la ripresa di Raqqa a fine 2017, la situazione in Siria si è tutt’altro che normalizzata. La guerra si protrae nella regione ormai da 8 anni, ma in seguito alla notizia della sconfitta degli jihadisti  pare ci sia stato un calo generale dell’attenzione nei confronti della situazione in Medio Oriente, se non per le notizie che riguardano accadimenti più drammatici di altri. Cerchiamo di capire, quindi, nello specifico cosa sta accadendo in Siria proprio in questi ultimi giorni in diversi scenari di guerra.

Ghouta orientale. I recenti fatti sanguinosi avvenuti nella regione del Ghouta orientale hanno fatto il giro del mondo e hanno scosso numerose coscienze, soprattutto grazie all’impatto emotivo che sono capaci di fornire le foto che arrivano dal fronte di guerra. Qui il recente bombardamento operato dalle forze armate del Presidente della Siria, Bashar al Assad, ha ucciso circa 250 persone e non ha risparmiato molti bambini: si tratta del massacro più grave avvenuto nella zona dal 2013 ad oggi. Il Ghouta orientale (400mila abitanti circa) è in crisi umanitaria da diverso tempo- a causa della presenza dei ribelli siriani– ma poco se ne sente parlare. Gli ultimi attacchi non hanno risparmiato né gli ospedali né le strutture occupate dai civili.

Idlib. Anche questa regione, coinvolta dalle violenze dei ribelli contrari al regime che la controllano quasi del tutto, è preda dell’offensiva degli uomini di Assad e rientra in quelle zone siriane che sono state individuate come le più vulnerabili da Iran, Russia e Turchia. Si calcola che dalla regione siano già fuggite circa un milione di persone, le quali hanno cercato rifugio verso il confine turco. La zona è stata colpita da raid aerei ma anche da operazioni in cui si è fatto uso di gas.

Afrin. La regione, a nord-ovest della Siria, è stata protagonista nel gennaio scorso di un’offensiva portata avanti dalla Turchia. La Turchia considera come organizzazioni terroristiche le Unità di protezione del popolo, che controllano la regione e sono connesse al partito dell’Unità democratica. Assad ha inviato delle truppe in supporto della popolazione curda di Afrin, in senso antiturco. La Turchia ha risposto a questa provocazione con un bombardamento avvenuto il 20 febbraio. Il Paese, contrario alla presenza curda, vorrebbe prendere il controllo di Afrin.

Ci sono altre zone della Siria che sono ritenute ad altro rischio, come la città di Aleppo, tristemente famosa per i fatti che qui si sono protratti dal 2012 fino al 2016, la città di Homs, le zone delle province di Latakia, Hama e Daraa. Nel maggio del 2018 ci sarà un vertice tra Russia, Iran e Turchia, proprio per discutere della guerra in Siria.

Maria Mento