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“Fai vivere i miei figli nel terrore, grazie Salvini”, la lettera di denuncia di una madre milanese

Una lettera aperta, indirizzata al leader della Lega, Matteo Salvini, scritta da una madre milanese di due bimbi adottivi, sta facendo il giro del web.

Caro Salvini, sono una mamma adottiva di due splendidi bambini africani. Volevo ringraziarla perché sta regalando ai miei figli dei momenti di terrore davvero fuori dal comune. Mia figlia di 7 anni prima di andare a letto mi chiede: ‘Ma se vince quello che parla male di noi mi rimandano in Africa?’. E piange disperata.

Gabriella Nobile, nella lettera, spiega gli effetti che hanno prodotto le dichiarazioni razziali da parte di quelli della Lega sui suoi due bimbi: una bimba di 7 anni e un altro, il più grande, di 12.

Descrivendo la gornata del figlio 12enne, la Nobile parla così: “Prende l’autobus per andare agli allenamenti di calcio quasi tutti i giorni e da circa un paio di mesi mi racconta di insulti che è costretto a subire da suoi gentili simpatizzanti. Dire ad un bambino di 12 anni, che oltretutto veste una divisa sportiva: sporco n…. , n….. di mer… , torna a casa tua, venite qui rubare e ammazzare le nostre donne ……. credo che sia la palese dimostrazione di come questo Paese, grazie a persone come lei, stia lentamente scivolando nel baratro.

Infine, in questo ipotetico dialogo con il leader della Lega, la madre milanese osserva: “Nei suoi ipocriti slogan ‘prima gli italiani’ c’è tutta l’ignoranza di colui che non ha ancora capito che l’italiano è colui che ama l’Italia non che ci è nato! Come io sono mamma perché amo i miei figli e non perché li ho partoriti. Faccia la guerra a coloro che ci hanno ridotto al collasso. Benpensanti italici che hanno impoverito di cultura e di valori questo bellissimo Paese facendo guerre contro i poveri, gli immigrati, i gay, i rifugiati… tutto per una sola bieca motivazione. Distogliere l’attenzione dalle malefatte (e non uso termini peggiori perché sono una Signora) che imperterriti continuate a perpetuare a chi in questo Paese ci crede davvero“.

Mario Barba