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L’incredibile storia di Julie, la ragazza vampiro: “Il sole è forte… ma io sono più forte”

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Nell’immaginario collettivo la figura del vampiro suscita una discreta fascinazione, tra tutti i “Non morti”, infatti, è l’unico che nella letteratura dedicata e nelle successive trasposizioni cinematografiche presenta profondità di pensiero e di conseguenza una forma di coscienza. Letteratura a parte, esistono delle persone che a causa di una malattia rara vengono chiamati i veri vampiri (si pensa che simili disturbi in passato abbiano contribuito ad alimentare l’idea della loro esistenza di vampiri succhia sangue): queste persone non possono esporsi alla luce diretta del sole poiché allergici sia ai raggi UVA che a quelli UVB. Ogni qual volta la loro pelle entra in contatto con la luce brucia come se fosse a contatto con una fiamma, portando alla formazione di escoriazioni cutanee dolorose.

A parlare apertamente di questo disagio raro è stata Julie Rohrdanz, donna che ha scoperto solo in età adulta di essere affetta da questa allergia. La donna spiega che i primi sintomi si sono manifestati quando ha cominciato a lavorare per una ditta di trasporti e la sua pelle è stata esposta al sole per intere giornate. A fine serata provava un fastidioso prurito alle braccia, finché un giorno delle escoriazioni molto dolorose non hanno ricoperto tutte le parti esposte del suo corpo. Julie sapeva che si poteva trattare di allergia al sole poiché sia la madre che la nonna ne soffrono, così si è diretta dal dermatologo, il quale ha semplicemente confermato il suo timore. Dopo la prima manifestazione, la sensibilità ai raggi solari è aumentata al punto che anche una luce flebile che entra di straforo nell’appartamento le può causare l’insorgenza delle escoriazioni polimorfiche da luce.

Sebbene il problema sia molto fastidioso, Julie non si è data per vinta e prendendo le giuste precauzioni riesce ad uscire di casa e svolgere commissioni e lavori: “Sono così allergica che posso reagire anche alla luce da interni”, dice Julie che poi aggiunge: “Indosso sempre occhiali da sole scuri, uno scialle o maniche lunghe, un cappello ed una rete stile pescatore per coprire il volto”. Il vestiario la pone agli occhi degli altri come se fosse malata, ma questo non la preoccupa, spera solo che la sua testimonianza possa essere d’aiuto per qualcuno che si trova nella sua stessa condizione.