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Elezioni Politiche 2018: il teatrino elettorale è finito, adesso gli Italiani vogliono risposte. E sicurezza. E lavoro….

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Il teatrino elettorale è finalmente finito. Dopo più di un anno di serrata propaganda s’è giunti al voto e le urne hanno dato un responso abbastanza chiaro.

A vincere, come segnalano frattanto le testate in giro per l’Europa, sono stati i partiti anti establishment: il Movimento 5 Stelle di Di Maio (che è riuscito ad aumentare il proprio elettorato nonostante Grillo si sia smarcato e Casaleggio padre non ci sia più) e la Lega (ex Nord) di Salvini sono gli unici due partiti che possono dichiararsi vincitori di questa tornata elettorale.

E, nei fatti, tanto il Movimento 5 Stelle quanto la Lega si dichiarano vincitori di queste elezioni politiche 2018: starà ora a Mattarella scegliere cosa fare e a chi affidare l’incarico di provare a formare un Governo (una volta stabiliti con precisione i seggi: difficile da fare, con questa farraginosa legge elettorale).

Non starò qui a soffermarmi sulle varie ipotesi di Governo, ché non è questo lo spazio adeguato.

D’altra parte, di questi giochi di potere, ci inizia ad importare ben poco (come d’altra parte poco importa agli Italiani, se è vero che hanno votato i due partiti fino ad oggi meno compromessi nel panorama politico tricolore):

ci importa che diminuisca il drammatico tasso di disoccupazione all’11,1% (e soprattutto quello di disoccupazione giovanile scende al 31,5%). E che i lavori che vengano offerti non siano legati a contratti capestro che ledono la dignità dei lavoratori.

Ci importa che si avviino politiche per invertire la rotta che vuole l’Italia con un tasso di natalità con numeri relativi (abbiamo voglia a non volere i migranti. Se non iniziamo a fare bambini, l’Italia scomparirà).

Ci importa che venga restituita la sicurezza a chi si sente insicuro (e se si sente insicuro, dato che le statistiche parlano di una diminuzione complessiva dei crimini, la colpa è proprio di una certa propaganda. Anche dei media).

In tal senso, se l’incarico di formare il Governo verrà dato a Salvini (è la Lega d’altra parte il primo partito della prima coalizione), attendiamo con ansia attui le sue promesse (per nulla xenofobe, eh. Ricordiamo le sue parole: “Se vinco riempio gli aerei e li riporto a casa”). Vedremo poi cosa offrirà davvero agli Italiani.

Ricordiamo come il fenomeno migratorio fosse stato già arginato da Minniti: l'(ormai) ex ministro degli interni aveva così ottenuto trasversali consensi. Ma poi, alla prova del voto, nel collegio di Pesaro, è arrivato terzo.

La sconfitta di Minniti rientra nel disegno della enorme sconfitta del (centro) sinistra.

E’ il capolavoro definitivo di Renzi (di cui si attendono le dimissioni nel pomeriggio): con la sua rottamazione ha effettivamente rottamato la sinistra, portando il PD ai suoi minimi storici e facendo nascere alla sua sinsitra un partito – Liberi e Uguali – perdente già alla prima prova del voto.

Con questo voto, gli Italiani lo hanno dimostrato ancora una volta: sono stufi di vedere le stesse facce (tranne se si tratta di Berlusconi, in quel caso un 10% almeno di Italiani in love per Silvio c’è sempre) e per la prima volta in decenni non vedremo in Parlamento gente come D’Alema.

Un altro sconfitto, nella sconfitta a 360° della sinsitra: nell’area dove le parole sono importanti, ci si è fatti travolgere dall’odio (probabilmente meritato) dell’uomo della strada, pronto a scagliarsi contro radical chic e buonisti, e ci si è scordati – ancora una volta – di comunicare con il Popolo. Per loro un’unica consolazione: più buio di mezzanotte non può fare.