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Oscar 2018; Miglior Sceneggiatura all’Italia, 3 Oscar a Dunkirk, Migliori Effetti Speciali a Blade Runner

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Oscar 2018, Miglior Sceneggiatura al film di Guadagnino, “Dunkirk” vince 3 oscar

Continua la diretta di NewNotizie agli Oscar 2018

Gli Oscar 2018 alle categorie tecniche; montaggio, scenografia, costumi, sceneggiature, regia

Continua la nostra panoramica degli Oscar 2018, con i vincitori delle categorie tecniche annunciati nel corso del gran gala degli Academy Awards.

Oscar 2018 alla Miglior Fotografia: “Blade Runner 2049”

Rorger A Deakins ha vinto l'Oscar 2018 per la miglior Fotografia
Ha collezionato ben 12 Nominations prima di vincere l’Oscar 2018 per la Miglior Fotografia; Roger A Deakins dice addio (forse?) al cinema con il doveroso riconoscimento della sua abilità

Roger A. Deakin aveva annunciato la sua intenzione di ritirarsi dal cinema, dopo anni di carriera che lo hanno consacrato come uno fra i maestri delle macchine da presa. Ma resta da capire se il mondo di Hollywood glielo consentirà, dopo l’incoronazione di stanotte e l’Oscar per la Miglior Fotografia in “Blade Runner 2049”. Nel corso degli anni, Deakin era stato nominato per ben dodici volte senza tuttavia mai vincere l’ambito trofeo. Ci sono volute il taglio futuristico e le riprese mozzafiato di “Blade Runner 2049” a conquistargli finalmente un Academy Award. Il film, sequel ideale del “Blade Runner” di Ridley Scott, fa della spettacolarità delle scene il suo vero punto di forza.

Gli altri candidati erano Bruno Debolnnel con “Darkest Hour”, Hayte von Hoytema con “Dunkirk”, Rachel Morrison con “Mudbound” e Dan Laustsen con “La forma dell’acqua”.

Oscar 2018 alla Miglior Sceneggiatura Originale: “Scappa – Get out”

L'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale è andato a "Scappa - Get out"
“Scappa – Get out” è il vincitore dell’Oscar 2018 per la Miglior Sceneggiatura Originale

E’ stato la sorpresa di questa Notte degli Oscar 2018; un film inizialmente abbastanza sottovalutato dalla critica e i cui meriti solo in un secondo tempo hanno iniziato a venire alla luce. E così la statuetta alla Miglior Sceneggiatura Originale è andata a Jordan Peele e al suo lavoro con “Scappa – Get out”, horror visionario che, oltre a far rabbrividire gli spettatori (come ci si aspetta da una pellicola del suo genere) ha il merito di veicolare e sdoganare la cruda realtà del razzismo più subdolo e strisciante. Chris Washington (Daniel Kaluuya) è un giovane fotografo di colore che accetta di conoscere la famiglia della sua ragazza, Rose (Allison Williams). Nonostante i genitori della ragazza (interpretati da Bradley Whitford e Catherine Keener) sembrino affabili nei suoi confronti, Chris è molto turbato dal comportamento dei due domestici di colore della coppia e dall’interesse quasi morboso che gli Armitage sembrano nutrire per lui. Più Rose e la sua famiglia lo coinvolgono nella loro vita, più il disagio di Chris aumenta, portandolo finalmente a sospettare che ci sia qualcosa di sinistro negli Armitage… e forse di pericoloso, soprattutto per le persone di colore che interagiscono con loro.

Gli altri candidati all’Oscar erano Greta Gerwing con “Ladybird”, Martin McDonagh con “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, Guillermo del Toro e Vanessa Taylor con “La forma dell’acqua”Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani con “The Big Sick”.

Oscar 2018 alla Miglior Sceneggiatura: “Chiamami col tuo nome”

L'Oscar 2018 per la Miglior Sceneggiatura è stato vinto da James Ivory
A 89 anni James Ivory ha vinto l’Oscar 2018 per la Miglior Sceneggiatura per il film di Guadagnino

Era un trionfo annunciato, e in questo caso possiamo dire tranquillamente che l’Italia non ci ha delusi. Al film di Guadagnino e a James Ivory (che con i suoi 89 anni è il vincitore più vecchio ad aver mai ricevuto un oscar) è andata infatti la statuetta d’oro per la Miglior Sceneggiatura; “Chiamami col tuo nome” era in nomination anche per la miglior canzone (con il brano “Mystery of Love”), miglior attore protagonista e miglior film. Capitolo conclusivo della “trilogia del desiderio” di Guadagnino, il film è stato osannato dalla critica per la freschezza della regia, l’interpretazione vincente del giovane protagonista (a cui presta il volto Timothée Chamelet) e la colonna sonora. “Chiamami col tuo nome” è la storia del rapporto che si instaura fra il giovane Elio Perlman (Chamelet) e uno studente trasfertista più vecchio di lui, Oliver (interpretato da Armie Hammer). Inevitabilmente attratti l’uno dall’altro, ma avvinti da dubbi, incertezze e paure, i due giovani dovranno cercare di far luce sui propri sentimenti e su ciò che desiderano. Affrontando un percorso di crescita e di scoperta di sé che li porterà a diventare adulti.

Tra le altre nomination ricordiamo Scott Neustadter e Michael H. Weber in “The Disaster Artist”Scott Frank, James Mangold e Michael Green in “Logan” (ispirato a una storia di Mangold), Virgil Williams and Dee Rees in “Mudbound” e Aaron Sarkin in “Molly’s Game”.

Oscar 2018 al Miglior Montaggio: “Dunkirk”

L'Oscar per il Miglior Montaggio è andato a Lee Smith
Lee Smith sul palco degli Oscar 2018; con “Dunkirk” ha vinto il premio per il Miglior Montaggio

Christopher Nolan continua a mietere statuette con il suo “Dunkirk”; a Lee Smith è infatti andato l’Oscar per il Miglior Montaggio. Smith, che ha collaborato a tutti i film di Nolan, era già stato candidato in passato per il montaggio di “Masters & Commander” e “The Dark Knight”. Nel caso di “Dunkirk”, la sfida più grande stava nell’unire tre tempi narrativi diversi che raccontano la medesima vicenda, dando origine a un film di guerra di grande respiro. L’unità di intenti e la complicità creativa fra il regista e il tecnico di montaggio ha fatto sì che le drammatiche vicende dei soldati intrappolati dalle truppe tedesche a Dunkirk fossero portate sullo schermo attraverso un abile intreccio di sequenze ricche di pathos, senza rallentamenti o tempi morti.

Gli altri candidati erano Jon Gregory con “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, Sidney Wolinsky con “La forma dell’acqua”, Tatiana S. Riegel con “Io, Tonya”Paul Machliss and Jonathan Amos con “Baby Driver”.

Oscar 2018 ai migliori Effetti Visivi: “Blade Runner 2049”

Il film "Blade Runner 2049" vince l'Oscar per i migliori Effetti Speciali
Oscar 2018 per i Migliori Effetti speciali a “Blade Runner 2049”

Il Premio Oscar per i migliori Effetti Visivi se lo sono aggiudicato “Blade Runner 2049” e i responsabili degli effetti speciali, John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover. Il film era stato nominato anche nelle categorie Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro e Miglior Costume: ma sono stati gli effetti speciali e le ambientazioni di “Blade Runner 2049” a valergli l’ambita statuetta. Seguito del cult di Ridley Scott, vero pilastro del cinema di fantascienza, il film si confrontava con un predecessore decisamente difficile da eguagliare; una sfida ambiziosa che il team di tecnici ha saputo portare avanti con coraggio e talento visionario, nonostante la tiepida accoglienza della critica. John Nelson in passato aveva già ricevuto delle Nominations per “Il Gladiatore” di Scott, “Io, Robot” (con Robin Williams abilmente trasformato in un automa) e “Iron Man” nel 2008.

Gli altri candidati erano Christopher Townsend, Guy Williams, Jonathan Fawkner e Dan Sudick per “Guardians of the Galaxy v.2”, Stephen Rosenbaum, Jeff White, Scott Benza e Mike Meinardus con “Kong: Skull Island”Ben Morris, Mike Mulholland, Neal Scanlan e Chris Corbould con “Star Wars: Gli Ultimi Jedi” (dato per favorito fino alla Notte degli Oscar) e Joe Letteri, Daniel Barrett, Dan Lemmon e Joel Whist con “The War – Il pianeta delle scimmie”.

Oscar 2018 alla Miglior Scenografia; “La forma dell’acqua”

I vincitori dell'Oscar per la Miglior Scenografia, Paul Denham Austerberry, Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin
Paul Denham Austerberry, Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin, vincitori dell’Oscar 2018 per la Miglior Scenografia con “La forma dell’acqua”

Il primo Oscar per il grande favorito degli Academy 2018, “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro, è quello per la Miglior Scenografia assegnato a Paul Denham Austerberry, Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin. Soprattutto il lavoro di questi ultimi nella ricostruzione degli ambienti del film è stato fondamentale per rendere credibile e realistico il mondo in cui si muovono i personaggi di Del Toro; l’accostamento delle tonalità e dei materiali, come la scelta nel colori dell’arredamento, hanno conferito a “La forma dell’acqua” un’impronta visiva indimenticabile.

Gli altri candidati all’Oscar erano Nathan Crowley e Gary Fettis in “Dunkirk”Dennis Gassner e l’italiana Alessandra Querzola in “Blade Runner 2049”Sarah Greenwood e Katie Spencer in “Darkest Hour”, e Sarah Greenwood e  Katie Spencer in “La Bella e La Bestia”.

Oscar 2018 al Miglior Sonoro; “Dunkirk” al secondo Oscar

Secondo Oscar 2018 per “Dunkirk” che vince anche il Miglior Sonoro

Secondo Oscar consecutivo per “Dunkirk”; l’Academy Award 2018 per il Miglior Sonoro è stato infatti assegnato a Gregg Landaker, Gary A. Rizzo e Mark Weingarten. Gregg Landaker aveva già vinto l’Oscar al Miglior Sonoro nel 1980 con “Star Wars, The Empire Strikes Back” e l’anno successivo con “I Predatori dell’Arca Perduta” di Steven Spielberg. Seconda statuetta per Rizzo, della scuderia Lucasfilm Skywalker Sounds, che aveva ricevuto l‘Oscar nel 2010 con “Inception”. Mark Weingarten, invece, era stato nominato per tre volte ed è alla sua prima vincita, dopo essersi aggiudicato un Emmy per “The West Wing”.

Le altre nomination erano andate a Julian Slater, Tim Cavagin e Mary H. Ellis per “Baby Driver”, a Ron Bartlett, Doug Hemphill e Mac Ruth per “Blade Runner 2049”,Christian Cooke, Brad Zoern e Glen Gauthier in “La forma dell’acqua” e a David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Stuart Wilson in “Star Wars: The Last Jedi”.

Oscar 2018 al Miglior Montaggio Sonoro; “Dunkirk”

Richard King ha vinto l’Oscar 2018 per il montaggio sonoro di “Dunkirk”

L’Oscar 2018 per il Miglior Montaggio Sonoro è stato assegnato a Richard King e Alex Gibson per il lavoro su “Dunkirk” di Christopher Nolan. Non è il primo trionfo agli Oscar per il sound designer Richard King; nel 2003 aveva già vinto con “Masters & Commanders”, bissando poi il successo cinque anni dopo con “The Dark Knight”. Terza conferma nel 2010, con “Inception”. Alla sua prima statuetta d’oro, invece, per Alex Gibson (che ricordiamo al montaggio sonoro già in “Transformers”, “Justice League” e “Mad Max; Fury Road”.

Le altre nomination erano andate a Julian Slater con “Baby Driver”, Matthew Wood e Ren Klyce per “Star Wars: Gli Ultimi Jedi”, Mark Mangini e Theo Green per “Blade Runner 2049” e Nathan Robitaille e Nelson Ferreira in “La forma dell’acqua”.

Oscar 2018 al Miglior Costume: “Il Filo Nascosto”

Alcuni costumi di Mark Bridges in “Il Filo Nascosto”, vincitore dell’Oscar 2018

L’Oscar 2018 per il Miglior Costume originale è stato vinto da Mark Bridges per i costumi realizzati ne “Il Filo Nascosto”, con Daniel Day-Lewis e Lesley Manville. Bridges ha svolto un grande lavoro di ricerca per ricreare le atmosfere e lo stile del mondo della moda degli anni ’50. Visto l’argomento del film, era particolarmente importante che la scelta dei costumi riuscisse a caratterizzare con sobrietà i caratteri e le dinamiche dei personaggi. Le coraggiose scelte di Mark Bridges in tal senso gli sono valse il plauso degli Academy e l’ambitissima statuetta d’oro.

Le altre nomination erano andate a Jacqueline Durran per i costumi de “La Bella e La Bestia” e “The Darkest Hour”, Luis Sequiera in “La forma dell’acqua” e Consolata Boyle in “Victoria & Abdul”.

Oscar 2018 al Miglior Trucco; “L’ora più buia”

Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick vincitori dell’Oscar 2018 al Miglior Trucco

L’Oscar 2018 al Miglior Trucco e Costumi è stato assegnato a Kazuhiro Tsuji, David Malinowski and Lucy Sibbick per il lavoro su “L’ora più buia”. Era stato Gary Oldman, protagonista del film, a volere fortemente Kazuhiro Tsuji per il trucco del film, nonostante quest’ultimo fosse da tempo ritirato dalle scene. Una richiesta che si è dimostrata vincente, suscitando il consenso unanime degli Academy’s.

Le altre nominations in gara erano rispettivamper Arjen Tuiten in “Wonder” e Daniel Phillips e Lou Sheppard in “Victoria & Abdul”.

Cristina Pezzica