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Oscar 2018; “La forma dell’acqua” Miglior Film, “Coco” della Pixar vince l’Animazione

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Oscar 2018, “La forma dell’acqua” vince come Miglior Film

Del Toro vincitore della statuetta più ambita agli Oscar 2018

Oscar 2018
Durante la Notte degli Oscar 2018 sono stati assegnati i premi ai migliori film

Continua la nostra panoramica degli Oscar 2018, con i vincitori delle categorie tecniche annunciati nel corso del gran gala degli Academy Awards.

Oscar 2018 al Miglior Film: “La Forma dell’acqua”

Miglior Film 2018 "La Forma dell'acqua"
L’Oscar 2018 per il Miglior Film è andato a “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro

Era dato per favorito da tutti i bookmakers e puntualmente “La forma dell’acqua”, il nuovo film di Guillermo Del Toro, non ha deluso le aspettative di pubblico e critica, guadagnandosi il Premio Oscar 2018 al Miglior Film. Nello stile allucinato e immaginifico delle “favole gotiche” a cui Del Toro ci ha abituati, il film narra dell’incontro tra Elisa Esposito (Sally Hawkins), una donna delle pulizie muta, che lavora in un laboratorio governativo, con una strana creatura marina antropomorfa (Doug Jones) su cui gli scienziati stanno effettuando una serie di crudeli esperimenti. Quando Elisa si rende conto che la creatura è intelligente e che soffre per i continui maltrattamenti, decide di aiutarlo a fuggire e lo nasconde a casa propria. Ma sono gli anni della Guerra Fredda e la creatura potrebbe rappresentare una chiave di svolta nei rapporti fra Stati Uniti e Russia; la sua scomparsa scatena una vera e propria caccia all’uomo, mentre lo strano essere ed Elisa si avvicinano sentimentalmente.

Gli altri candidati erano “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, “Dunkirk” di Christopher Nolan, “Get out” di Jordan Peele, “L’ora più buia” di Joe Wright, “Ladybird” di Greta Gerwig (una storia di formazione ambientata a Sacramento),Il filo nascosto” di Paul Thomas Anderson (la storia di un amore impossibile nel mondo dell’alta moda), “The post” di Steven Spielberg, con Meryl Streep e Tom Hanks (una storia ambientata nel mondo del giornalismo) e “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh (storia di razzismo).

Oscar 2018 al Miglior Cortometraggio: “The Silent Child”

The Silent Child, film vincitore dell'Oscar per il miglior cortometraggio
The Silent Child vince l’Oscar per il miglior cortometraggio

L’Oscar al Miglior Cortometraggio va al film “The Silent Child” di Chris Overton and Rachel Shenton; la drammatica storia di una bambina di quattro anni completamente sorda che non riesce a comunicare con i genitori normo-udenti. Libby (Maisie Sly) però sta per cominciare la scuola, e la sua famiglia si rende conto di non poter più trascurare l’handicap della bambina. Così Libby conosce Joanne (Rachel Shenton), un’assistente sociale che le insegnerà a esprimersi con il linguaggio dei gesti. Ma la strada per farsi comprendere e accettare è ancora molto lunga…

Gli altri candidati erano “Dekalb Elementary” di Reed Van Dyk (la storia di un ragazzo mentalmente instabile che prende in ostaggio la bidella di una scuola), “The Eleven O’Clock” di Derin Seale e Josh Lawson (una storia allucinata in cui si confrontano uno psichiatra e il suo paziente, convinto di essere lui il dottore), “Watu Wote – All of us” di Katja Benrath e Tobias Rosen (una storia sul terrorismo religioso e il superamento delle differenze di credo) e “Mio nipote Emmett” di Kevin Wilson, Jr. (una storia di razzismo e intolleranza).

Oscar 2018 al Miglior Cortometraggio Documentario: “Heaven is a Traffic Jam on the 405”

"Heaven is a traffic jam on the 405" miglior cortometraggio documentario
“Heaven is a traffic jam on the 405” si aggiudica l’Oscar per il miglior cortometraggio documentario

“Heaven on a Traffic Jam on the 405” di Frank Stiefel è il vincitore dell’Oscar 2018 al Miglior Cortometraggio Documentario. Il film racconta la storia dell’artista Mindy Alper e la sua lotta contro una depressione schiacciante, da cui solo l’arte rappresenta una via d’uscita. La creazione delle sue gigantesche sculture dagli occhi velati di amarezza diventa così per la Alper un grido silenzioso e disperato, l’unico sollievo da un malessere senza confini.

Gli altri candidati erano “Edith + Eddie” di Laura Checkoway e Thomas Lee Wright (la travagliata storia d’amore fra un’Afroamericana e un bianco), “Heroine” di Elaine McMillion Sheldon e Kerrin Sheldon (un drammatico “j’accuse” contro l’abuso di sostane stupefacenti), “Traffic Stop” di Kate Davis and David Heilbroner (una storia di razzismo e pregiudizi) e “Knife Skills” di Thomas Lennon (un film sul percorso di riabilitazione di alcuni detenuti francesi all’interno di un ristorante).

Oscar 2018 al Miglior Film d’Animazione; “Coco”

"Coco" vince l'Oscar per il miglior film
L’Oscar per il Miglior Film Animato è stato vinto da “Coco” della Pixar

La corsa all’Oscar 2018 per il Miglior Film d’animazione era combattuta fra “Coco” della Pixar e l’originale, artistico (è proprio il caso di dirlo) “Loving Vincent”, elogiato dalla critica per l’innovativa tecnica di animazione. Tuttavia, è stata la Pixar a stravincere con una storia ambientata nel Dia De Los Muertos e che scava nella storia e nelle tradizioni della cultura del Messico, ricostruendone nel dettaglio le atmosfere. Diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, “Coco” racconta la storia del piccolo Miguel, un ragazzino messicano che sogna di diventare musicista proprio come il suo idolo, Ernesto de la Cruz; sfortunatamente la famiglia del bambino è contraria ad avere qualsiasi cosa a che fare con la musica, e gli rinfaccia l’abbandono del suo bisnonno, un cantante che è scomparso nel nulla lasciando sole la moglie e la figlia. Per coronare il suo sogno Miguel dovrà imbarcarsi in un viaggio pieno di insidie nel coloratissimo mondo dei morti, in compagnia del suo cane e di uno scheletro cantante di nome Hector. 

Gli altri candidati erano “Loving Vincent” di Dorota Kobiela, Hugh Welchman and Ivan Mactaggart (un biopic animato di Vincent Van Gogh), “Ferdinand” di Carlos Saldanha and Lori Forte (la storia di un giovane toro gentile costretto a lottare nell’arena), “The Breadwinner” di Nora Twomey and Anthony Leo (la storia di una ragazzina Pakistana costretta a fingersi un ragazzo per mantenere la famiglia dopo che il padre viene sequestrato dai Talebani) e “The Boss Baby” di Tom McGrath and Ramsey Naito (una storia di spionaggio fra bimbi dell’asilo)

Oscar 2018 al Miglior Cortometraggio d’Animazione; “Dear Basketball”

Miglior Cortometraggio animato; "Dear Basketball"
“Dear Basketball” vince l’Oscar per il Miglior Cortometraggio Animato

Per il Miglior Cortometraggio d’Animazione l’Oscar va invece a “Dear Basketball” di Glen Keane and Kobe Bryant. E’ proprio la storia di Bryant quella raccontata nel corso del film; dai suoi esordi quando era ancora un bambino appassionato di basket a una gloriosa carriera durata più di vent’anni, al termine del quale lo sportivo si guarda indietro con un misto di malinconia e affetto. Intenso, vissuto e giocato interamente sul registro dei sentimenti, il film è una dichiarazione d’amore per uno sport, ma anche una lezione di vita e un viaggio alla scoperta di sé stessi.

Gli altri candidati erano “Garden Party” di Victor Caire and Gabriel Grapperon (una storia d’amore fra ranocchie che abitano in una splendida villa in rovina), “Revolting Rhymes” di Jakob Schuh and Jan Lachauer (ispirato all’omonimo libro di Roald Dahl, in cui Biancaneve e Cappuccetto Rosso decidono di prendere le redini delle loro favole), “Negative Space” di Max Porter and Ru Kuwahata (un poetico cortometraggio animato che indaga il rapporto fra un padre e un figlio nell’atto, apparentemente semplice, di preparare le valigie) e il Pixariano “Lou” di Dave Mullins and Dana Murray (una tenera lezione contro il bullismo).

Oscar 2018 al Miglior Film Straniero; trionfa il Cile con “Una donna fantastica” 

Oscar 2018 a "A Fantastic Woman"
“Una donna fantastica” con Daniela Vega vince l’Oscar 2018 per il Miglior Film Straniero

L’Oscar 2018 per il Miglior Film Straniero se l’è aggiudicato il Cile, con “Una donna fantastica” di Sebastiàn Lelio. Il film, una coraggiosa opera di denuncia sociale, racconta la storia della giovane Marina (interpretata dalla modella transgender Daniela Vega) e del suo amante Orlando (Francisco Reyes), molto più vecchio di lei. Alla morte dell’uomo, Marina si troverà costretta suo malgrado a fare conoscenza con la famiglia di Orlando e rivelare loro la sua transessualità, che i parenti dell’uomo rifiutano di accettare. Marina dovrà lottare per i suoi diritti e perché si rispetti il ricordo di ciò che la univa a Orlando, ma ottenere il rispetto della società bigotta e benpensante non sarà facile.

Gli altri candidanti erano “The Insult” di Ziad Doueiri (Libano; una storia di razzismo e pregiudizi sociali), “On Body and Soul” di Ildikó Enyedi (Ungaria; una storia d’amore sullo sfondo dei macelli di Budapest), “Loveless” di Andrey Zvyagintsev (Russia; la vicenda di due genitori divorziati che devono imparare nuovamente a fidarsi l’uno dell’altra per ritrovare il figlioletto scomparso), e “The Square” di Ruben Östlund (Svezia; un film sulle peripezie del curatore di un museo artistico).

Oscar 2018 al Documentario; “Icarus”

E' "Icarus" a vincere l'Oscar per il Miglior Documentario
“Icarus” vince l’Oscar 2018 per il Miglior Film Documentario

L’Oscar 2018 al Miglior Documentario è stato assegnato a “Icarus” di Bryan Fogel e Dan Cogan, entrambi alla loro prima esperienza sul palco degli Academy Awards. Il film, una produzione originale Netflix, prende le mosse dalla passione di Fogel per il ciclismo agonistico ed è un’approfondita indagine nei meandri del mondo del doping. Per le ricerche del documentario, Fogle si rivolge al dottor Grigory Rodchenkov, scienziato di origine ceca e uno dei massimi esponenti preposti alle misure antidoping per le Olimpiadi in Russia. Le scioccanti rivelazioni di Rodchenkov testimoniano una realtà inquietante in cui il fenomeno del doping si rivela molto più diffuso di quanto si pensi (e in alcuni casi, come nelle Olimpiadi di Sochi, addirittura occultato di proposito). Rodchenkov, a cui Fogel e Cogan hanno dedicato il loro trionfo agli Oscar, ha ricevuto numerose minacce di morte per aver contribuito a portare allo scoperto il livello di corruzione in cui versa il ciclismo in Russia, e in seguito alle riprese del film sono stati ben due dei suoi collaboratori a morire in circostanze poco chiare.

Gli altri candidati in nomination erano “Strong Island” di Yance Ford e Joslyn Barnes (un documentario sull’assassinio, mai recriminato, di un Afroamericano a opera di un meccanico bianco), “Last Men in Aleppo” di Feras Fayyad, Kareem Abeed e Søren Steen Jespersen (un drammatico film sull’opera dei volontari per soccorrere le vittime del conflitto in Siria), “Faces Places” di Agnès Varda, JR e Rosalie Varda (in cui un viaggio nei meandri della Francia si trasforma nell’occasione di realizzare gigantografie degli abitanti) e “Abacus: Small Enough to Jail” di Steve James, Mark Mitten e Julie Goldman (dedicato alle accuse di frode mosse contro la prima banca cinese di Chinatown).

Cristina Pezzica