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Premi Oscar, è polemica: a vincere la statuetta film sessisti?

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Lo scorso 4 marzo è stato assegnato il premio più ambito del cinema: l’Oscar come miglior film del 2018 è andato a The Shape of Water di Guillermo Del Toro. Come spesso accade in periodo di Oscar escono sul web numerose statistiche riguardanti i vincitori degli anni precedenti tra le quali, quella che ha attirato maggiormente la nostra attenzione è quella riguardante il numero di battute spettanti a uomini e donne nei film che hanno conquistato l’ambita statuetta tra il 1991 ed il 2016 (escludendo dunque le ultime due edizioni).

In questa statistica balza all’occhio che nei film premiati dalla critica il ruolo destinato ai protagonisti maschi è molto più ampio di quello destinato alle controparti femminili. Gli esempi più eclatanti riguardano Shindler’s list (Premio Oscar nel 1994) e The Hurt Locker (2010) in cui nessuna donna all’interno del film raggiunge le 100 battute, mentre Birdman (2015), American Beauty (2000) e Titanic (1998) sono le pellicole in cui le donne trovano maggiore spazio, ma in cui comunque hanno un ruolo meno esteso degli uomini.

Ciò che mette in evidenza questa lista, fa chiedere se sia possibile che ancora oggi la critica prediliga il lavoro svolto dagli uomini per un retaggio maschilista difficile da abbattere. Chiaramente potrebbe trattarsi di una mera coincidenza, film come The King’s Speech (2011) o il Gladiatore (2001) sono fortemente incentrati sulla figura del protagonista e tralasciano le figure di contorno, altri come Million Dollar Baby sono incentrati tra un rapporto tra due persone: in questo caso in particolare, ad esempio, sebbene non vengano coinvolte più donne che uomini all’interno della pellicola, la figura centrale è proprio una donna.

FS