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Toni Iwobi eletto da Lega primo senatore di colore d’Italia. Sui social gli insulti: “Ne**o da giardino” 

Il primo senatore nero d’Italia è stato eletto dalla Lega di Salvini ed è Toni Iwobi, 62 anni. Un militante da ben 25 anni nel partito di Salvini, che vive in Italia da 38 anni. Iwobi si è laureato in informatica, ha una propria azienda e da venticinque anni si trova nella Lega. Arriva in Italia 38 anni fa con un permesso di studio per l’università di Perugia, si sposa con una bergamasca che gli dà due figli. Vive a Spirano ed è stato consigliere di opposizione, assessore ai servizi sociali e capogruppo della Lega nel paesino dove vive. Ora è responsabile Lega per l’immigrazione.

Quotidiano Net lo ha intervistato. “Se anche soltanto sei mesi fa mi avessero detto che sarei diventato senatore, non ci avrei creduto. Questa mattina mi sono svegliato e ho chiesto a mia moglie se mi vedesse con una faccia diversa. No, mi ha risposto. Allora sono sempre Toni. Mia moglie mi ha raccomandato di rimanere la persona pacata di sempre, di non essere oggetto di strumentalizzazioni” ha sostenuto Iwobi.

Iwobi replica a chi ritiene che la Lega sia razzista: “La Lega non è mai stata razzista. Dobbiamo partire da un punto: è razzista chi pensa di essere superiore all’altro e per questo vuole prevalere sull’altro. Invece non è razzismo difendere cultura, tradizioni, confini. E’ buonsenso. E’ rispetto per il proprio popolo, la propria appartenenza”.

Purtroppo però proprio in queste ore Iwobi è stato vittima di insulti sui social, dove molte persone della sinistra e sinistra estrema lo hanno insultato dandogli del “Traditre” e “Neg**o da giardino”, una frase coniata da Malcom X che va a individuare una persona che cerca di acquistare il favore di chi comanda allo scopo di opprimere i propri simili. Ma Iwobi non si abbassa a queste squallide strumentalizzazioni, conscio di essere nel partito da ben 25 anni. E dedica la vittoria a “mia moglie che mi ha sempre sostenuto, ai miei figli e soprattutto ai miei suoceri che non ci sono più e che hanno portato a compimento la mia accoglienza”.

R.M.