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Facebook? “L’emblema del fallimento del Sogno Americano”

cofondatore di facebook
cofondatore di facebook

Parole molto pesanti quelle che arrivano dal cofondatore di Facebook Chris Hughes e che riguardano proprio l’effetto dei social network sulla vita di ognuno di noi. Facebook è nato nel 2004 per mano di Mark Zuckerberg e di Hughes che insieme ad altri soci hanno dato forma a “thefacebook”; all’epoca però Hughes si accontentò del 2% della neonata società, ma quello che solo inizialmente sembrava essere un buco nell’acqua si è rivelato col tempo un ottimo affare, considerati gli enormi entroiti generati nel corso degli anni dal social network.

 

Di recente Hughes ha anche pubblicato il libro “Fair Shot: Rethinking Inequality and How We Earn” nel quale racconta i dettagli di quello storico accordo, primo passo verso la genesi di una piattaforma che avrebbe cambiato il mondo. Ma oltre a raccontare la sua vita, dall’adolescenza in una famiglia della classe operaia nella Carolina ddel Nord, all’ingresso ad Harvard, fino all’incontro con Zuckerberg e i 500 milioni di dollari guadagnati grazie a Facebook. Ma Hughes non risparmia una serie di critiche al social network stesso, parlando di Facebook come dell’ “emblema del fallimento del sogno americano” come è stato considerato nel corso del Novecento. Andando a ricordare quanto nel sistema capitalistico statunitense, la disuguaglianza abbia toccato “livelli mai visto dal 1929” con un innumerevole quantitativo di americani che, ha spiegato il cofondatore di Facebook, “non saprebbero come reperire 400 dollari in caso di emergenza” mentre “io sono stato in grado di guadagnarne 500 milioni in tre anni di lavoro”.

 

Un paragone peer descrivere il social network come una metafora del Paese con i suoi contrasti interni. E Hughes ritiene che la “responsabilità morale” dell’elite privilegiata sia quella di occuparsi della parte del Paese che versa in maggiori difficoltà. Il suo messaggio provocatorio è dunque un modo per lanciare un appello per la creazione di nuove leggi che prevedano un reddito minimo garantito, un primo passo per tornare a vivere il sogno americano.

Daniele Orlandi