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Tutto pronto per le trivellazioni nel mar Adriatico: “L’impatto ambientale potrebbe essere catastrofico”

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Inizieranno con gli air gun, per poi utilizzare le trivelle qualora le prospezioni sulla ricerca di gas e petrolio dovessero dare esito positivo.

Questo è il programma che si prospetta per (quasi) tutte le regioni che si affacciano sul Mar Adriatico dopo che il Consiglio di Stato ha rilasciato i permessi necessari alla compagnia petrolifera inglese “Spectrum Geo” per iniziare a sondare il fondale marino attraverso l’uso degli air gun.

I vari Enti Locali, e le regioni di Puglia e Abruzzo in primis, avevano già contestato la legittimità della Valutazione d’Impatto Ambientale del Ministero, che si era espresso favorevolmente, sostenendo che sarebbe stata violata la legge 625 del 1996, che limita la zona di ricerca a non oltre i 750 chilometri quadrati, mentre alla compagnia inglese sono stati rilasciati permessi per ben 30.000 chilometri quadrati. Ricordiamo inoltre che nel nell’aprile del 2016, si tenne in Italia un referendum abrogativo inteso proprio a limitare la durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in zone marittime ma che non produsse gli effetti sperati a causa del mancato raggiungimento del quorum.

Per condurre queste ricerche, abbiamo detto, verranno utilizzati gli air gun, macchinari ad aria compressa che producono onde compressionali nei fondali marini in cerca di segnali utili a individuare zone con presenza di idrocarburi.

I timori sull’impatto ambientale che potrebbe avere una simile ricerca sono stati esposti più volte dagli ambientalisti; anche la regione Puglia, con Nichi Vendola prima e Michele Emiliano ora, ha esposto le loro preoccupazioni in merito alla questione, affermando che anche qualora le ricerche di idrocarburi sul fondale adriatico dovessero dare esito positivo, le modalità di estrazione sarebbero incompatibili con l’ecosistema del territorio pugliese.

Mario Barba