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Dopo la guerra contro il gender si passa alla caccia alle streghe. Letteralmente

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Eletto da poco senatore nelle file della Lega, uno dei fondatori del Family Day, Simone Pillon, ha annunciato la sua prima battaglia politica contro la stregoneria nelle scuole. Molti di voi penseranno che si tratta di uno scherzo e che nel 2018 non ci sia davvero qualcuno che pensa alla stregoneria come ad una pratica esistente, eppure per Pillon non ci sono dubbi e sul proprio profilo Facebook scrive: “Nelle scuole della mia Brescia, dopo il Gender, sono arrivati a imporre la stregoneria, ovviamente all’insaputa dei genitori. Appena insediato farò una interrogazione parlamentare su questa vergognosa vicenda”.

Per comprendere a cosa si riferisca Pillon è necessario spiegare l’episodio in oggetto: in una scuola di Mocasina (Brescia) la scrittrice Ramona Parenza ha tenuto una lezione sul rispetto e la conoscenza della cultura altra, non occidentale. Secondo quanto riportato da una rivista cattolica, durante la lezione i bambini sarebbero stati costretti a partecipare a sedute spiritiche, a bere pozioni magiche e a dipingersi la fronte e le braccia con strani simboli. Il tutto sarebbe stato parte di un rituale di stregoneria teso all’evocazione di spiriti. La notizia così diffusa si è ingigantita con tanto di commento di padre Livio Faganza su Radio Maria che a riguardo ha detto: “Il prete non può entrare in classe per fare le benedizioni ma si invitano le streghe. Queste praticanti dell’oscuro sono in connubio col diavolo”.

Data la risonanza dell’accaduto, molti utenti Facebook hanno cominciato ad inveire contro la presunta strega, costringendola a rendere privato il profilo. Ma cosa è successo veramente in quell’aula? A spiegarlo è stata la dirigente scolastica Sabina Stefano ai microfoni di Radio Maria: “Questo è un progetto interculturale promosso dalla biblioteca civica e finanziato dal Comune, deliberato dal consiglio d’istituto e presentato ai genitori. Si raccontano ‘Le Fiabe e racconti dal mondo’ dall’Afghanistan al Pakistan. L’obiettivo era la conoscenza di cultura altra rispetto quella occidentale, importante per il futuro dei bambini”. La dirigente spiega anche che i simboli e i finti rituali facevano parte del progetto che prevedeva una “drammatizzazione, un’interpretazione teatrale delle fiabe stesse”.

Insomma la scrittrice si era vestita da “Strega” per interpretare un personaggio e rendere viva una fiaba, nulla di più, nulla a che fare con pratiche di stregoneria o esoteriche in genere. La caccia alla strega di Simone Pillon, dunque, si conclude prima di cominciare, l’unica conseguenza può derivare dalla prossima azione legale che la scrittrice ha intenzione di avviare contro chi l’ha calunniata pubblicamente.

FS