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Morte Stephen Hawking, quando il professore a Cambridge ci avvertiva sugli alieni: “Ci tratterebbero come Cristoforo Colombo trattò gli indigeni”

E’ morto quest’oggi a 76 anni uno dei più grandi del mondo della scienza: parliamo dell’astrofisico Stephen Hawking, noto scienziato (divenuto iconico anche a causa di una malattia del motoneurone che lo aveva vincolato alla sedia a rotelle dagli anni ’80), cui è sempre però mancato il riconoscimento del Premio Nobel.

Celebrato in lungo e largo dai media nazionali ed internazionali, vogliamo ricordarlo proponendovi di seguito una puntata di “Stephen Hawking’s Favorite Place”, apprezzata serie (con un voto superiore a 9 su imDb) che prevede per la fine di aprile il terzo (e, a questo punto, ipotizziamo ultimo) episodio:

Nel documentari, Stephen Hawking – che, ricordiamo, è stato professiore di astrofisica a Cambridge, come in precedenza Isaac Newton – ci porta attraverso l’universo attraverso una navicella spaziale virtuale, mostrandoci i suoi luoghi preferiti dell’universo.

Ci sarà spazio anche per parlare della vita aliena.

E proprio circa la vita aliena, ricordiamo la scoperta dello scorso settembre: l’equipe di Hawking aveva infatti captato 15 segnali radio misteriosi, provenienti da un luogo distante ben 3 miliardi di anni luce.

E, in tal senso, Hawking era stato chiaro; parlando di eventuali forme di vita aliene, aveva perentoriamente dichiarato: “Avrebbero per noi lo stesso interesse che noi abbiamo per i batteri, e se ci andasse bene ci tratterebbero come Cristoforo Colombo trattò gli indigeni che incontrò nel nuovo mondo” e per questo motivo avrebbe imposto di non rispondere a questi messaggi. In passato, inoltre, aveva già messo in guardia l’umanità sul tema.