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Grave colpo per Britain First, bannata la fanpage su Facebook: attacco alla libertà d’espressione o al razzismo?

I leader di Britain First

La fanpage di Britain First, pagina ufficiale del partito d’estrema destra inglese guidato da Paul Golding e Jayda Fransen, è stata chiusa da Facebook.

“Hanno ripetutamente pubblicato contenuti che incitano all’animosità e all’odio contro i gruppi minoritari”: questa è stata la motivazione che ha spinto il popolare social network a bannare la fanpage in questione, specificando anche che non si è trattato di una scelta facile in quanto Facebook adotta una politica di apertura nei confronti di tutte le idee. Facebook ha precisato che, però, tutte le idee vanno espresse evitando manifestazioni di odio.

Sadiq Khan, sindaco di Londra che fa parte egli stesso di una minoranza etnica (è di origini pakistane)  ed è di fede musulmana, ha accolto con un plauso la decisione presa dal direttivo del social e ha espresso ieri su Twitter la sua soddisfazione: “La decisione di Facebook di rimuovere Britain First dalla sua piattaforma è la benvenuta. Questo è un gruppo vile e alimentato dall’odio, il cui unico scopo è quello di seminare divisione”. Anche Theresa May, alla guida del partito conservatore, avrebbe accolto positivamente la cosa.

Pare che l’azione “di protesta” portata avanti da Britain First sia indirizzata soprattutto contro i musulmani e addirittura i due leader sono stati arrestati per crimini d’odio nei confronti di questa minoranza religiosa. Golding è stato condannato a 18 settimane di carcere, mentre Fransen a 36 settimane. Entrambi sono in carcere già da una settimana. La cosa che lascia pensare e che impone una seria riflessione è il fatto che sia la fanpage del partito sia le pagine dei due leader siano riuscite a raggiungere un numero elevato di followers.

Rimane comunque aperto il quesito che si pone sempre in queste situazioni (laddove Facebook agisce abbastanza arbitrariamente): è giusto che una fanpage scompaia così? Si tratta di un attacco al razzismo o alla libertà d’espressione?

Maria Mento