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Bambole di silicone al posto delle prostitute: ecco le case chiuse 2.0

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Potrebbe essere considerato un buon business, per certo è un’ottima alternativa a quella deprecabile tratta degli esseri umani chiamata prostituzione.

E’ quanto messo in piedi dal 28enne Joaquim Lousquy, nel quattordicesimo arrondissement di Parigi: definita da Repubblica.it (che per prima ha rilanciato la notizia, quest’oggi) ‘maison close 2.0’ è una casa chiusa 2.0 che, al posto di prostitute, ospita bambole di silicone “sorprendentemente simili a donne in carne e ossa e spudoratamente sexy” (semi-cit).

In realtà non si tratta del tutto di una novità, come narrato proprio a Repubblica dal giovane imprenditore, che ha narrato da dove fosse giunta l’idea: “Sono finito su un post in cui si parlava di nuovi giochi sessuali e ho scoperto che in alcune città europee esistevano dei negozi che affittavano bambole di silicone all’ora. Sono andato a farmi un weekend a Barcellona, le ho provate, ho trovato l’idea interessante e ho pensato di aprire anch’io un’attività simile”.

Joaquim ha quindi comprato quattro bambole in silicone dal Giappone, ha affittato un locale, ha aperto una società per il noleggio di giocattoli (xdolls, con sito annesso) ed ha avviato il business (ad inizio febbraio).

Costo del lancio dell’attività? Fatevi i conti da voi. Dopo aver mostrato una delle bambole al reporter, Joaquim ha parlato del costo delle stesse: “Una bambola ergonomica come lei può costare anche ottomila euro”.

Un ottimo ROI, ad ogni modo, se consideriamo che queste sono le tariffe per poter avere a che fare con le sue bambole: 89 euro un’ora, 149 due ore, 120 euro per un’ora in coppia. Altre opzioni, il casco per la realtà virtuale (con 19 euro in più) e 250 euro a notte per poter tenere la bambola nel proprio domicilio.