Home Tempi Postmoderni Curiosità La donna musulmana con il velo diventata allenatrice, ‘lotto contro i pregiudizi’

La donna musulmana con il velo diventata allenatrice, ‘lotto contro i pregiudizi’

donna musulmana
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E’ una storia di grande coraggio e amore per il calcio, al punto da rischiare adddirittura la vita. E’ quella di Annie Zaidi, una donna musulmana che vive in Inghilterra e che sin da giovanissima ha abbracciato il mondo del calcio, cercando di giocare da professionista per poi seguire la strada da allenatrice; anche se non ha raggiunto il suo sogno, ovvero scendere in campo per giocare, ha comunque raggiunto un importante traguardo, diventando la prima donna di origine asiatica e musulmana con un patentino da allenatore diseconda classe tra le mani. Determinata e molto intelligente, Annie Zaidi ha conquistato, nel 2015, una delle più importanti onorificenze reali ovvero la British Empire Medal, ma anche l’Helen Rollason Award, per il suo grande impegno sociale. La giovane, che indossa la hijab, il noto velo musulmano che le lascia scoperto soltando il volto, ha raccontato di aver dovuto superare non pochi pregiudizi nel corso degli anni; “i primi tempi – ha raccontato in un’intervista – sono stati molto duri. Non mi era consentito giocare e nemmeno indossare una divisa da calcio ma sono stata caparbia e tenace. Volevo essere donna, calciatrice e musulmana”.

 

Le atlete non sono tollerate dagli integralismi religiosi, ma la Zaidi non si è lasciata intimidire dai rischi di una fatwa, la pesante condanna inflitta a coloro che non rispettano le regole del Corano. “Il calcio – ha sottolineato l’allenatrice donna che oggi fa parte della Baca, associazione degli allenatori neri e asiatici e che ha creato la Fondazione Annie Z per aiutare altre ragazze ad abbattere ogni pregiudizio – è uno sport fantastico che può essere utilizzato come strumento per abbattere le barriere e creare coesione. Il calcio mi ha aiutato come giocatrice prima e come allenatrice poi: ho fatto del mio credo e della mia passione una missione e oggi posso solo dire grazie alle persone che non si preoccupano del mio sesso o della mia razza ma solo di come alleno una squadra. Se un giorno mi avessero detto che avrei allenato professionalmente non ci avrei mai creduto”.

 

Pur non essendo mai riuscita a giocare ad alti livelli, Annie ha continuato a credere nello sport e, superati tutti gli esami ed ogni pregiudizio, ha comunque conquistato un importante traguardo, diventare allenatrice.

Daniele Orlandi