Insulti alla Kyenge: Calderoli condannato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:18

Roberto Calderoli aveva paragonato nel 2013 l’ex Ministro dell’Integrazione, Cécile Kyenge, a un orango. Il modo con cui l’aveva apostrofata aveva destato scalpore, ma lui aveva deciso di ricorrere all’insindacabilità, concessagli in virtù della sua appartenenza alla Camera Alta. Tuttavia, la Consulta si è espressa duramente a riguardo: il tribunale di Bergamo aveva fatto ricorso e ci sono voluti cinque anni per avere uscire vincenti da questa spiacevole situazione. Le loro parole sono state le seguenti: «non vi è alcun nesso tra l’insulto con l’esercizio dell’attività parlamentare».

La Costituzione non prevede gli insulti e li condanna

La Corte Costituzionale ha così dato ragione al tribunale di Bergamo, specificando che un membro del Parlamento, nell’esercizio delle sue funzioni, non può ricorrere in nessun caso agli insulti per spiegare le sue posizioni. L’insindacabilità, quindi, non gli è stata concessa.

Calderoli aveva offeso l’onore e il decoro dell’onorevole Kyenge durante una festa della Lega Nord, di fronte a una platea di ben 1.500 spettatori.

La valutazione si è espressa a favore del tribunale di Bergamo e della Kyenge

La stampa aveva diffuso le sue affermazioni, condannandole duramente. Un opinione non può essere corredata da insulti e un politico deve esercitare la sua professione nel decoro e nel rispetto altrui.

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