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New York: baby sitter impazzisce, massacra due bambini e si taglia la gola

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La Baby sitter impazzisce ed uccide due bambini

Leo e Lucia Krim, prima di essere assassinati

In questi giorni, a New York, si sta tenendo il processo ai danni di Yoselin Ortega, la baby sitter che nel 2012 ha ucciso ferocemente i due bambini Leo e Lucia (Lulu) Krim nel loro stesso appartamento. La donna ha pianificato tutto, prima è andata a prendere la piccola Lucia (6 anni) a scuola di danza, quindi insieme a lei ed al fratello Leo (2 anni) è tornata nell’appartamento della famiglia Krim ed ha pugnalato i due bambini: Leo è stato pugnalato 5 volte, mentre Lucia, che ha cercato di scappare dalla furia della baby sitter, è stata accoltellata ben 30 volte.

Quel giorno la madre dei due bambini Marina, era andata a prendere Lucia a scuola di danza e si è subito insospettita quando non l’ha trovata. Quindi ha cominciato a messaggiare con la Ortega chiedendole: “Dov’è Lulu? Dove sei?”. Presa dal panico la donna è tornata a casa e si è trovata di fronte ad una scena raccapricciante: i figli erano distesi sul pavimento immersi in una pozza di sangue, sangue che si trovava anche su tutte le pareti di casa. La donna ha urlato per il dolore e la Ortega, udito l’urlo della donna, si è tagliata il collo.

La degenza ospedaliera, l’arresto ed il processo ai danni di Ortega

Subito dopo l’accaduto, la baby sitter è stata portata in ospedale dove è stata guarita dalle ferite auto inferte. Appena è stata in grado di esprimersi la donna ha giustificato il suo comportamento dicendo: “Sono stata toccata dal diavolo”, affermazione sulla quale si basa la sua difesa in tribunale, dove l’avvocato punta alla constatazione della sua infermità mentale.

Durante l’ultima udienza il procuratore ha mostrato alla giuria le immagini di quel giorno in cui si vedono i bambini stesi a terra, l’arma del delitto (un coltello da cucina) e le macchie di sangue su ogni parete. Non appena mostrate le immagini due giurati sono scoppiati in lacrime, mentre un altro si è alzato ed ha dichiarato di non essere idoneo a giudicare in maniera imparziale l’imputata.

L’accusa cerca di dimostrare che nell’omicidio dei bambini e nella successiva tesi difensiva ci fosse della lucidità. Le prove a supporto di questa tesi sono poggiate sulla premeditazione dell’atto, dimostrata dall’aver preso la bambina alla scuola di danza senza informare la madre, e dal incertezza con la quale la donna ha cercato il successivo suicidio: sul collo della vittima erano presenti diversi tagli, il che fa supporre che abbia cercato più volte il punto giusto per tagliare la gola e rimanere in vita.