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Rap, Garfo da Roma con ‘Matto’, la nuova scuola più nuova della nuova

E’ il destino del rap dagli albori del rap: quando un mc diventa mainstream, allarga la fanbase, s’arricchisce e vede i fan della prima ora diventare haters, ne arrivano altri pronti a prenderne il posto, coprendo quella nicchia lasciata vuota. (E’ illuminante in tal senso il saggio di David Foster Wallace, ‘Il rap spiegato ai bianchi’, uscito nel 1990. Non troppo è cambiato da allora nelle dinamiche descritte, se non che il rap è anche dei bianchi, come nella caucasica Italia).

E così, mentre vediamo gli mc della nuova scuola (trap o non trap, poco ci importa) assurgersi a superstar (Ghali che fa il jingle della Vodafone o Sfera Ebbasta che fa la ‘Rockstar’ con featuring internazionali), dalle retrovie sono pronti ad emergere nuovi rapper – giovanissimi, alla faccia di noi che invecchiamo.

E’ il caso di Garfo, mc capitolino che si descrive così, nella descrizione dei suoi pezzi: “Sono il rapper più sfigato della scena, ho 15 anni e sono romano”.

Con meno della metà dei miei anni, Garfo è pronto a farsi spazio nella scena rap italiana: senza autotune e senza ricorrere ad autocelebrazione varia (anzi, spicca una forte autorionia: una rarità, bisogna dirlo), Garfo fa view, come nel caso di ‘Matto’.

Ricorda particolarmente il primo Jesto (ed in generale una parte della scuola romana), ma questo ritorno al futuro può rappresentare una novità – nell’era dei (t)rapper tutti uguali a se stessi.

Il video è molto simpatico, la faccia del giovane mc è molto simpatica (da tv, why not) e la canzone è molto simpatica, con un ritornello ripetuto molteplici volte (a fronte di un paio di strofe non lunghissime):

“Tutti sanno che sono un matto
Sono al mondo e non so che ci faccio
Tutti sanno che sono un matto
Sono al mondo e non so che ci fa-“.

Siamo certi che, ascoltando Garfo, queste parole vi rimarranno in testa: