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Il padre di Alfie minaccia denunce all’ospedale: “Questo è omicidio. Salvate mio figlio”

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Il padre di Alfie minaccia denunce all’ospedale: “Questo è omicidio. Salvate mio figlio”
Tom Evans e Alfie

Secondo i giudici “Il piccolo sta morendo”

Non c’è nulla da fare. La famiglia di Alfie le ha tentate davvero tutte per permettere al bimbo di recarsi in Italia, eppure sembra che alle corti britanniche non interessi alcuna motivazione di fondo: la risposta, a priori, è sempre “no, no, no”. Il best interest del bambino, secondo i giudici, è morire. Una decisione che sembra più ideologica che concreta, alla luce della condizione di Alfie.
Evidentemente il piccolo deve morire lentamente: perché quando due gionri fa i medici – sicurissimi che Alfie non sarebbe riuscito a respirare da solo – gli hanno staccato la mascherina, il bambino ha respirato autonomamente, anche se a fatica, per tutta notte, fino alle 11 del mattino seguente.
Un primo scacco alle certezze dei medici, che si sono dette “esterrefatti”.
E il padre di Alfie, Tom Evans, incalza: “Avevo ragione, i medici si erano sbagliati”.

Rigettato l’appello per l’Italia

Nonostante Alfie sia cittadino italiano, non sembra negli interessi dei giudici fare nulla perché possa essere inviato in Italia. Nonostante contrariamente ad ogni parere medico il bambino sia sopravvissuto respirando da solo non per mezz’ora, ma per più di dodici ore, il suo “miglior interesse” secondo i giudici è sempre quello: morire. Gli hanno vietato la mascherina per un cavillo tecnico, perché “non è di prorpietà dell’ospedale”. Il padre allora ne ha chiesta una di proprietà dell’ospedale e non gliel’hanno data. Ieri avevano sospeso l’alimentazione. Il padre di Alfie è furioso, maledice il giorno in cui ha deciso di portare all’Alder Hey il suo piccolo. E nel frattempo spuntano video inquietanti dove dipendenti dell’ospedale parlano di “qualcuno che sta coprendo qualcosa di grosso” sulla faccenda di Alfie. E Alfie deve morire.
Tom ha minacciato di fare causa a tre medici dell’Alder Hey Hospital di Liverpool per cospirazione finalizzata all’omicidio del bimbo.