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Roberto Spada si scusa: “Mi vergogno per quello che ho fatto”

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Roberto Spada chiede scusa ai giornalisti 5 mesi dopo l’aggressione

Spada mentre colpisce il povero Piervincenzi

Era il 7 novembre del 2017, il giornalista Rai Daniele Piervincenzi chiede a Roberto Spada di rilasciare un’intervista sulla sua presunta collaborazione con Casa Pound. L’ex pugile è visibilmente infastidito dall’insistenza dell’inviato, ma cerca (a fatica) di trattenere il nervosismo finché non esplode in una veemente reazione violenta colpendo con una testata il giornalista (rompendogli il setto nasale) e cacciando lui ed il suo cameraman a colpi di spranga.

Quella aggressione in diretta non poteva che condurre ad un arresto per aggressione che è stata in seguito appesantita dall’aggravante mafiosa: per i PM Spada si trovava in un contesto mafioso (definizione dovuta a diverse sentenze a riguardo) ed il giornalista gli poneva domande proprio sull’appartenenza a quel contesto mafioso. Oggi, a 5 mesi di distanza da quanto successo, Spada chiede scusa ai giornalisti dicendo al PM Giovanni Musaro: “Nelle ore successive a quanto accaduto mi sono rivisto nel video e non mi sono riconosciuto: non c’è giustificazione a quello che ho fatto, il giornalista avrebbe potuto dirmi di tutto ma io non avrei dovuto reagire in quel modo”, quindi ha aggiunto: “Mi vergogno di quello che è successo. Chiedo scusa a tutti i giornalisti, ma di quei momenti non ricordo più nulla, ho visto tutto nero”.

Qual è la motivazione addotta da Spada per l’aggressione?

Scuse archiviate, ciò che i PM vogliono capire è il perché di una simile reazione. Il sospetto è che le domande di Piervincenzi fossero troppo scomode e che Spada non riuscisse ad uscirne con il semplice dialogo. La risposta fornita durante l’esame è evasiva, l’imputato sostiene che la reazione è stata causata da un nervosismo di fondo che lo accompagnava da giorni per l’attenzione mediatica che aveva attorno: “In quei giorni ero nervoso perché avevo la fila di giornalisti che mi volevano intervistare, volevano che parlassi di politica e di Casapound ma io non faccio politica. Se tu ti chiami Bianchi o Rossi e aiuti la gente per me va bene, non guardo colore politico”. Incapacità, dunque, di reggere alla pressione?