Delitto Di Pietrantonio: in appello viene ridotta la pena per Paduano

La Corte d’Assise d’Appello condanna Vincenzo Paduano a 30 anni di carcere

Sara Di Pietrantonio

La sentenza di oggi della Corte d’Assise d’Appello ha condannato Vincenzo Paduano, colpevole di aver ucciso per strangolamento l’ex fidanzata Sara Di Pietroantonio, a 30 anni di carcere. La pena è più lieve rispetto a quella comminata all’imputato nel corso della sentenza di primo grado, durante la quale questo era stato condannato all’ergastolo, ovvero ad una pena carceraria perpetua con possibilità di richiedere la libertà vigilata dopo 26 anni di detenzione. Con la sentenza di oggi, invece, dopo 30 anni di detenzione Paduano sarebbe libero di uscire dal carcere.

Al termine dell’udienza precedente al giudizio, Paduano aveva dichiarato di essere profondamente pentito per quanto fatto: “Non c’è giorno in cui mi chiedo come sia stato possibile. Mi vergogno profondamente di quello che ho fatto e Dio solo sa se vorrei essere perdonato da tutti. Come faccio a chiedere perdono se io stesso non mi perdono. Sarò sempre consapevole di essere l’unica causa di tanto dolore”, un pentimento che può aver influito sulla sentenza di oggi.

La dinamica dell’omicidio manifesta un atteggiamento ossessivo

La madre di Sara non crede al pentimento dell’uomo che ha ucciso la figlia, ma non contesta nemmeno la decisione di ridurre la pena a 30 anni: “Non mi pare ci sia una grossa differenza tra una condanna all’ergastolo ed una a 30 anni di reclusione”. Pena carceraria a parte, la donna ritiene che Paduano abbia bisogno di un aiuto psicologico, poiché a suo avviso non può risolvere i suoi problemi da solo.