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Tre anni di carcere per un articolo satirico: è allerta censura in un Paese membro dell’UE

Giornalista satirico accusato di diffamazione in Polonia

Tiene banco in questi giorni il caso del giornalista satirico Antoni Szpak, accusato di diffamazione dal governo polacco per aver definito “Stupida” la nazione polacca e per aver paragonato l’attuale premier ad un personaggio della televisione locale. Szpak lavora in questo campo dal lontano 1975 e nel corso di questi anni non ha mai forzato la mano al punto di essere considerato diffamatorio, uscendo da quelle che sono le classiche regole di aspra critica che connotano appunto la satira. Viene da chiedersi, dunque, se il giornalista con il passare del tempo non abbia oltrepassato il limite della lecita critica o se, semplicemente, il nuovo governo di destra polacco non abbia stretto troppo la cinghia alla libertà di parola.

Il dubbio sorge spontaneo parlando di una nazione che ha da poco vietato l’utilizzo del termine “Campo di sterminio” riguardo ai campi di concentramento utilizzati dai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale, una decisione presa a livello legislativo ed accompagnata dalle parole del premier Morawiecki: “Ci furono colpevoli polacchi, così come ci furono colpevoli ebrei, colpevoli russi e ucraini, non solo tedeschi”. Ma vediamo da vicino per cosa è stato accusato Szpak.

L’articolo contro l’annuale festa per la fondazione di Radio Maria

L’accusa di diffamazione ai danni del giornalista polacco parte dalla pubblicazione di un articolo satirico sulla celebrazione della festa dedicata all’anniversario di fondazione di Radio Maria, la radio vaticana che nel Paese est europeo è molto seguita. Nel pezzo Szpak criticava la celebrazione reputando stupido il fatto che alte cariche di governo partecipassero ad un festeggiamento di questo tipo, nel corso del quale si festeggia la fondazione di una stazione radio di stampo prettamente cattolico. A questo si aggiunge il fatto che il giornalista chiama il Presidente della Repubblica Duda ‘Adrian’ (personaggio ispirato al presidente in un programma satirico). Infine giudica la Polonia un Paese culturalmente arretrato e stupido per la stretta relazione tra politica e religione.

Letto l’articolo uno dei lettori del giornale al procuratore regionale se le parole di critica dell’autore non potessero rientrare nel reato di diffamazione e dopo un’investigazione a riguardo si è giunti ad una richiesta di tre anni di reclusione previsti dalla legge polacca per offese al Presidente della Repubblica (la legge polacca tutela i personaggi influenti in casi come questo). In seguito alle accuse Szpak ha dichiarato di non ritenere il suo pezzo diffamatorio sottolineando come la critica faccia parte del suo diritto di parola e libera espressione. Al suo fianco si sono schierate anche alcune associazioni a tutela dei diritti personali, ma la denuncia non è stata ritirata ed il giornalista rischia 3 anni di reclusione.

FS