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Militalia, ecco la fiera italiana allestita sui cimeli di guerra. Ed è subito polemica su vendite e sfilate

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Militalia colpita da forti polemiche. La fiera italiana più grande sui cimeli di guerra che consente, dal 1969, l’incontro di collezionisti e la vendita di oggetti afferenti all’argomento bellico è sotto accusa. Il motivo? La vendita di divise di deportati ebrei sporche di sangue e molto altro ancora.

A Militalia quello che è stato definito “uno scempio della memoria”

A Militalia si compie uno scempio della memoria. Questo è quanto emerge dopo aver fatto un giro tra le esposizioni proposte dai vari collezionisti, che arrivano a vendere i loro cimeli per cifre importanti e non soltanto ai Musei. È il caso, ad esempio, di un pistoiese che ha venduto la tuta di un deportato ebreo per 11mila euro al Museo di Vancouver, ma che ha ammesso ai microfoni di La Repubblica di venderne soprattutto a simpatizzanti nazisti. Ci sono altri dettagli della vicenda che indignano: molti di questi cimeli sono falsi, vengono ciò creati ad hoc per alimentare questo mercato della vergogna, e tra i vari oggetti spesso se ne possono trovare anche alcuni macchiati di sangue. In poche parole, come fare business sul dolore di milioni di persone che hanno perso la vita in una delle pagine più nere della nostra storia.

Militalia, non solo cimeli in vendita ma anche sfilate al limite della decenza

A Militalia, però, non va in scena soltanto la vendita di cimeli più o meno autentici e più o meno offensivi della nostra memoria storica. Molti dei partecipanti alla rassegna indossano autentiche divise naziste dell’epoca, compiendo sfilate e fermandosi in compagnia dei visitatori che spesso richiedono un selfie (che gli uomini “in maschera” sono ben felici di concedere). E se i partecipanti a questa messinscena che ha il potere di rievocare l’orrore si difendono vantando le divise naziste come le migliori, contro di loro si scaglia Lele Fiano, membro del Partito Democratico e figlio di Nedo Fiano, che subì l’orrore della deportazione. «Siamo al di là dell’ orrore, oltre la Shoah. È la prova che lo scempio della memoria è compiuto e che in un periodo di crisi delle identità queste cose offrono la possibilità di identificarsi, perfino anche con gli assassini», ha affermato lo stesso Fiano sulla vicenda.

Maria Mento