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Salvini e il referendum per il Presidente eletto dal popolo: ecco come dovrebbe funzionare

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Salvini propone una raccolta firme per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica

Come anticipato durante il live su Facebook dai tetti, Matteo Salvini ha proposto nella serata di ieri una raccolta firme per chiedere che il Presidente della Repubblica venga eletto direttamente dal popolo. Il leader della Lega ha spiegato che in questo modo l’elettorato avrà un controllo diretto sulla scelta del capo dello Stato e che in caso di mosse politiche non conformi alla volontà del popolo questi possano lecitamente contestarlo.

L’inizio della raccolta firme è prevista (non a caso) per giorno 2 giugno, Festa della Repubblica, e continuerà anche domenica 3 giugno. Difficile al momento dire quante persone aderiranno all’iniziativa, ma la mossa di Salvini sembra voler sfruttare quanto capitato in questi giorni e l’indignazione degli italiani per ottenere ulteriori consensi in vista delle prossime elezioni. Questo, infatti, ha più volte ribadito di non essere interessato a formare un governo in questo momento, ma di voler tornare al voto il prima possibile per consegnare agli italiani un governo scelto dalla maggioranza dei votanti.

La raccolta firme porterebbe ad un referendum costituzionale

Che si tratti di una mossa da campagna elettorale o di una reale intenzione di cambiare il metodo d’elezione del Presidente della Repubblica, la raccolta firme che andrà in scena questo fine settimana avrà come fine quello di indire, nel caso di sufficiente consenso (ovvero la raccolta di 500.000 firme), un referendum costituzionale. Una volta presentato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto dovrà raccogliere le 500.000 firme entro tre mesi. Decorso il tempo, se queste verranno raccolte, lo stesso Presidente della Repubblica avrà 70 giorni di tempo per fissare la data della votazione. Trattandosi di un referendum costituzionale sarà, inoltre, necessario raggiungere il quorum alle votazioni (51% degli aventi diritto, devono essersi presentati alle urne).

Il metodo d’elezione e le funzioni della più alta carica dello Stato, infatti, sono sanciti dalla Carta Costituzionale e non possono essere cambiate né da una semplice raccolta firme né da una legge del parlamento. L’Iter, insomma, per un simile cambiamento è lungo e complicato e deve passare per la volontà di tutti gli italiani e non solo da quella di chi patteggia per la Lega ed il Movimento 5 Stelle (anche loro in forte contrasto con la decisione di Mattarella di opporsi a Savona).